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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

VOGLIAMO ANCHE LE ROSE

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Le divisioni tra generi, e linguaggi, spesso porta alcuni fraintendimenti, in particolar modo da parte del pubblico, e con esso anche dalla critica. Tale per cui l’assioma secondo cui documentario uguale palloso sarebbe un luogo comune da sfatare, e anche alla svelta, a maggior ragione quando si tratta di lavori come questo.

Il primo elemento che colpisce del documentario della Marrazzi (soprattutto per un uomo, per giunta eterosessuale, come chi scrive, ndr) è la prospettiva assolutamente femminile, che tuttavia rifugge da una certa gratuita partigianeria sessista. Le immagini, e i testi letti dalle voci narranti, dimostrano sempre, senza limitarsi a dichiarare. Le legittime rivendicazioni e il bisogno di affermazione di cui oggi più che mai le donne necessitano, soprattutto in una società italiana come la nostra, non solo maschilista ma anche sempre più retrograda e oscurantista, sono presentate tanto quanto certe inutili elucubrazioni, al limite dell’onanismo. Tra i temi trattati si parla di identità sessuale, contraccezione, aborto, ma anche diritto alla vita, non solo del nascituro ma anche della madre, ma anche di orgasmo e di famiglia, e di molto altro ancora. Malgrado la forza di certe immagini, e di certe descrizioni, sia considerevole, com’è facile immaginare, in questo lavoro c’è sempre spazio per un velo di intelligente ironia, e autoironia.

Si tratta anche di un interessante viaggio nel passato prossimo di questo paese, tra le mura domestiche di una famiglia, quella italiana, che sembra avere preferito la dismissione anziché l’evoluzione, con le conseguenze che purtroppo conosciamo. Un’Italia rimossa ma che, scacciata dalla porta, puntualmente rientra dalla finestra, con i suoi problemi ancora in parte irrisolti.

Consigliato agli uomini forniti di un briciolo di autocritica, e, assolutamente, alle donne dotate di un minimo di coscienza. Diversamente sconsigliato agli amici di Giuliano Ferrara, che con il suo involontario “Abort Mach Frei” (terribile gioco di parole da “Arbeit Mach Frei”, “Il lavoro rende liberi”, scritta che campeggiava nel Lager nazisti. In realtà Aborto in tedesco si dice “Abtreibung”, Abort è invece gabinetto, da cui “Il gabinetto rende liberi”, ndr) ci ha fatto tanto ridere.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Vogliamo anche le rose di Alina Marrazzi, documentario, I/CH

 

 

 

In alto: locandina film

 

 

 


 

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