TRILOGIA DELLA VENDETTA

Tre episodi, tre modi di mettere in atto la propria vendetta, tre fallimenti nella ricerca della soddisfazione e della catarsi finale: perché nella vendetta, realizzata d’impulso o studiata e messa in atto freddamente, i protagonisti delle tre storie non riescono comunque a liberarsi dalla disperazione e dal dolore.
Nel primo atto, ispirato ad un fatto realmente accaduto nei pressi di Matera, un uomo vendica il fratello Ciccio, sposato e donnaiolo impenitente, ucciso dal padre e dal fratello delle due giovani sorelle Schettini, da lui sedotte spensieratamente. L’unica soluzione per ridare pace al fratello e quello di uccidere a sua volta gli assassini del fratello, incurante del fatto che questo lo rende a sua volta un assassino perseguibile dalla legge e infelice, perché la sua azione non può comunque riportare in vita Ciccio.
Nel secondo atto, un critico d’arte famoso viene pubblicamente accusato di stupro dalla sua assistente durante la presentazione di un suo saggio ispirato ad un famoso quadro della pittrice Artemisia Gentileschi: “Giuditta che decapita Oloferne”. L’assistente, che si identifica in Artemisia, a sua volta violentata a 16 anni dal suo maestro, ottiene soddisfazione colpendo il suo pigmalione in ciò in cui tiene di più: la fama, il prestigio, il consenso del pubblico. Ma anche la sua è una magra soddisfazione: la violenza che ha subito l’ha segnata profondamente e influenza negativamente i suoi rapporti con gli uomini. Il suo desiderio, come quello che Artemisia ha espresso simbolicamente nella sua opera, sarebbe in realtà quello di uccidere anche fisicamente il suo aggressore, ma non ne ha la forza.
Nel terzo atto, un uomo, la cui moglie Chiara si è suicidata dopo un colloquio di lavoro, si reca dal direttore del personale che l’ha esaminata per capire cosa realmente sia successo. Sgretolando piano piano e con difficoltà la prosopopea e l’ipocrisia di quest’ultimo, riesce ad arrivare alla verità: sua moglie, già da tempo in crisi per i suoi continui tradimenti, fragile e drogata, aveva perso conoscenza durante il colloquio e il direttore del personale aveva abusato di lei. Il marito, gravato da sensi di colpa, cerca la sua vendetta trasferendoli su quest’ultimo e aggravandoli con il suo suicidio. Magra soddisfazione!
L’interpretazione dei personaggi è eccellente, la scenografia e il gioco di luci essenziali ma funzionali alla rappresentazione. La musica che sottolinea alcuni passaggi, non è invece sempre pertinente e il terzo atto perde il ritmo verso la fine.
L’impressione finale, comunque, è che, più che rappresentare una “trilogia sulla vendetta”, i tre episodi mettano ancora una volta in evidenza la violenza e la sopraffazione maschile nei confronti delle donne, tuttora spesso giustificata nell’opinione comune come “istinto naturale” e “risposta alle provocazioni femminili”. Le figure femminili ne escono, a loro volta, come personaggi deboli, succubi e incapaci di reagire alle aggressioni morali e sessuali degli uomini.
Forse non è casuale che la programmazione di questa produzione sia stata effettuata in vicinanza dell’ 8 marzo, con l’intento di denuncia e di sprone alla reazione.
(Chiara Zazzetta)
Giudizio: **1/2
QUINTO SETTANO/COMPAGNIA KOR/KAFKA MOTEL/TEATRO OUT OFF
Presentano:
Trilogia della vendetta
Drammaturgia di Rocco Ricciardulli e Giulio Baraldi
Con Gerardo Maffei Lara Franceschetti Rocco Ricciardulli
Regia di Rocco Ricciardulli
Luci: Claudine Castay
Costumi: Michela Battista
Milano, Teatro Out Off, via Mac Mahon 16
Dal 5 al 20 marzo 2008
In alto: foto di scena © Teatro Out Off


