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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

THE AIR IS ON FIRE

 

 

Come recita il depliant di presentazione, si può affermare che questa mostra rappresenti la più importante esposizione dell’opera artistica del celebre regista statunitense. Una raccolta che cronologicamente inizia da quando Lynch frequentava l’accademia di Belle Arti di Philadelphia, quindi più o meno dal ’60 a oggi. Oltre 500 tra quadri, disegni, schizzi e fotografie, e altre annotazioni di vario genere, del tutto slegate tra loro da un possibile principio organizzativo, tanto che la mostra le presenza proprio in questa maniera.

Ciò che emerge è un’orrorifica arte pittorica, vedi “Ants in my house”, decisamente plastica, che va presa per quello che è, con accenni di racconto, in special modo nella fotografia non elaborata. Qualche sprazzo idealmente legato alla Pop Art, come il bisogno di disegnare su ogni possibile supporto, ma nei suoi più lugubri risvolti, non troppo distante da Jean-Michel Basquiat, per esempio, e un debole legame, di tipo fallico, con il pittore e designer Hans Rudy Giger. Un discorso indissolubilmente legato alla pulsione sessuale che vede come suo naturale epilogo sempre la morte, vedi anche soltanto “Bob loves Sally until she is blue in the face”. Metafora dell’intero lavoro potrebbe essere il dipinto posto all’inizio dell’esposizione, dal titolo “Do you want to know what I really think?” (letteralmente “Vuoi sapere a che cosa penso davvero?”), a cui la laconica risposta è un secco, letterale e icastico, “No”. In effetti il linguaggio dell’autore è un non-linguaggio, un comunicare l’incomunicabilità. All’interno della mostra una saletta cinematografica, a citare “Eraserhead – La mente che cancella”, che propone i suoi cortometraggi più sperimentali, un indescrivibile campionario che va dall’inspiegabile al letargico, e che neanche troppo alla lunga rasenta un micidiale esercizio masochistico, almeno per chi lo vede.

Volendo fornire una possibile spiegazione, sempre che qualcuno sia davvero in grado di farlo, il cammino intrapreso dal regista, come dimostrano anche gli ultimi film, tra cui spicca il poco comprensibile (a voler utilizzare un pallido eufemismo, ndr) “Inland Empire”, è una sfida allo spettatore. Nel complesso una rassegna di immagini, siano esse statiche o dinamiche poco importa, assemblate tra loro e del tutto svincolate da una possibile forma di apparente coerenza, la cui capacità evocativa tuttavia non riesce mai a supportare un evidente deficit formale. Il guaio è che l’autore, come emerge anche da alcune sue interviste, sembra non volere più fornire assolutamente una possibile chiave di lettura della sua opera, abbandonandosi nella più elitaria autoreferenzialità.

Quindi, per lo più per i suoi amanti di breve o lungo corso.

 

(Alex Miozzi)

 

 

David Lynch – The Air Is On Fire

Dal 09 ottobre 2007al 13 gennaio 2008

Triennale – Viale Alemagna – Milano

Tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.30

Chiuso il lunedì

 

www.triennale.it


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