TEATRO OUT OFF - La confessione
LA CONFESSIONE
di Arthur Adamov
traduzione di Enzo Lamartora
regia e drammaturgia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò
scene Gianni Carluccio
trucco Maria Boykova
assistente alla regia Sonia Bonacina
Luci Luca Siola
Fonica Fabio Cinicola
Foto Agneza Dorkin
Produzione Teatro Out Off
Teatro Out Off dal 5 al 25 maggio 2008
L’Aveu (La confessione) descrive la grave crisi spirituale e psicologica che Adamov dovette affrontare nella sua vita d’artista e di uomo. Nella prima parte, datata “Parigi 1938”, l’autore cerca conforto nei sogni e nella preghiera: nei sogni che sono “il grande movimento silenzioso dell’anima durante la notte” e nella preghiera che è “il bisogno disperato dell’uomo, immerso nel tempo, di cercare rifugio nella sola entità che poterebbe salvarlo, la proiezione al di fuori di lui di ciò che in lui partecipa dell’eternità”. Ma allora chi pregare? “Il nome di Dio non dovrebbe più uscire dalla bocca dell’uomo. Questa parola, logorata dall’uso, dopo un così lungo tempo, non significa più niente…”. Così la crisi della fede diviene anche la crisi del linguaggio. Nella parte successiva de L’Aveu, datata “Parigi 1939, l’umiliazione senza fine”, Adamov fornisce una descrizione dettagliata e sincera della sua nevrosi tale da consentirgli di accedere, attraverso la singolarità del suo male, alle grandi leggi universali nelle quali si esprime la più alta comprensione del mondo. Adamov tenta poi una diagnosi della nostra epoca in un capitolo intitolato: “Le temps de l’ignominie”. Egli definisce ignominia ciò che non ha nome, l’innominabile, ed il compito del poeta non consiste nel chiamare ciascuna cosa col proprio nome quanto nel “denunciare… i concetti degenerati, le vuote astrazioni che hanno usurpato… le spoglie funebri dei vecchi nomi sacri”. La degradazione del linguaggio è l’espressione del male più profondo della nostra epoca. Ciò che si è perduto è il senso del sacro, ma questa degradazione e questa disperazione sono forse delle tappe necessarie per un rinnovamento. Così il solo dovere dell’uomo è di strapparsi di dosso tutte le pelli morte finché “troverà se stesso nell’ora della grande nudità”.
In questo documento di impietosa autorivelazione, Adamov espone tutta una filosofia del Teatro dell’Assurdo, molto prima di cominciare a scrivere la sua prima commedia.
Attraverso questo testo, percepiamo uno spirito che pone le basi della propria salvezza mediante l’autointrospezione e l’inventario impietoso del proprio stato.
Considero L’Aveu un viaggio nell’abisso dell’esistenza umana, viaggio attraverso la parola, parola diventata carcassa, svuotata di senso, fantasma di sé, parola che qui cerca di recuperare un senso originario, puro, sacro.
Un uomo solo, in scena, vaga nel perimetro dei suoi muri… tenta di abbatterli… mastica parole… Ogni esistenza è un muro, e nel mondo i muri sono tanti quanti gli uomini che soffrono da soli…
Uomo che parla o è parlato? Uomo che si muove o è mosso? Uomo che desidera farsi umiliare dalla donna. Uomo che vuole scavare nel profondo della sua coscienza, uomo che cerca un senso, che ama la vita e pensa al suicidio.
Ci saranno finestre sospese, frammenti di camere delimitate da plastiche trasparenti, specchi, carta disseminata, letti arrugginiti. Le realtà si moltiplicano nell’aleatorietà del suo percorso verso il non si sa dove.
Fin qui non ho fatto che abbozzi, dirà, dirò; adesso devo dare forma a tutto ciò che ho soltanto balbettato, dirà, dirò. Da oggi dovrò sforzarmi di vivere. Bisogna continuare. E io continuo. Dirà. Dirò. Forse.
Roberto Trifirò
Arthur Adamov (1908-1970) di origine Armena, vive quasi tutta la sua vita a Parigi dove viene in contatto con i fermenti culturali e gli ambienti letterari e soprattutto con la lezione di Antonin Artaud. Ne "La Confessione", vera e propria rivelazione dell'angoscia dell'autore dinnanzi al vuoto esistenziale, si percepisce la fascinazione delle teorie di Freud. Decisiva nella sua vita l'adesione al partito comunista che lo porta a condividere gli obiettivi drammaturgici enunciati da Bertolt Brecht, nella sua ricerca di un teatro anche politico. L'attenzione al disagio psichico dell'umanita', al non-sense dell'esistenza trova la sua espressione, in Adamov, in una progressiva distruzione del linguaggio che lo avvicina al teatro dell'assurdo.
Roberto Trifirò, come attore ha lavorato con i registi italiani e stranieri più importanti tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo, Luca Ronconi, Sandro Sequi, Stefan Braunschweig, Pier’Alli, Cesare Lievi, Antonio Calenda, Monica Conti. Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “La felicità coniugale” due atti unici di A. Cechov (2003); “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004); “Il cerchio incantato” da “Il monaco nero” di Anthon Cecov (2005) di cui ha curato anche la drammaturgia ; “Identità violate”, due atti unici “Il bicchiere della staffa” di Harold Pinter e “Catastrofe” di Samuel Beckett (2006); “Piccinì” da Luigi Pirandello (2007); Filax Anghelos di Renato Sarti (2008).
Prenotazioni tel. 02.34532140 - da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle 20
Botteghino aperto da lunedì a venerdì dalle 11 alle 13 e nei giorni di spettacolo anche dalle 19; il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16; domenica dalle 15.30
Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it , www.happyticket.it
Biglietti: 16 Euro - prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro
Riduzioni: 30% under 25; 50% over 60 (Convenzione con il Comune di Milano)
Spettacolo inserito nel carnet Invito a teatro e nell’abbonamento OutOff Card:
50 euro - 5 spettacoli; (under 25) 40 euro; (over 60) 35 euro
Convenzioni: Gli abbonati del Teatro I hanno la possibilità di assistere alle produzioni del Teatro Out Off al 50% di sconto, allo stesso modo i nostri abbonati usufruiranno della stessa facilitazione per gli spettacoli prodotti dal Teatro I (www.teatroi.org).
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Trasporti pubblici: tram 12/14
Accesso disabili: con aiuto
Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano
Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano
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