TEATRO OLMETTO - La nuova stagione tra amori e tradimenti

Nuova stagione e doppia ricorrenza per il Teatro Olmetto. Con “Amori, amanti… nozze e tradimenti” si inaugura l’attività 2007-2008 in un excursus storico che va da Adamo ed Eva fino ai contemporanei PACS e DICO. Il doppio anniversario riguarda l’Olmetto che compie il mezzo secolo pieno e l’Associazione Teatrale Duende che di anni ne fa dieci. Come ha sottolineato Eugenio de’Giorgi, nei panni di direttore artistico, regista, attore e drammaturgo, la bufala per cui il teatro non va è stata sfatata da programmazioni che ultimi tre anni hanno visto un aumento di pubblico del 40%.
Questa stagione presenta anche extra come il musical da camera dal titolo “Che ne è dell’amor? Ovvero Morir d’amore, morir dal ridere”, tratto dalla commedia “Luv” di Murray Schisgal, con la regia di Vito Molinari (che dopo i successi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, venne interpretato per la prima volta in Italia da Franca Valeri, Gianrico tedeschi e Walter Chiari, ndr), e all’interno della mini rassegna dal titolo “Testimonianze”, “La guerra che non si può vincere”, dall’omonimo romanzo di David Grossman (presentata in prima mondiale il nove settembre, ndr) e “Affittasi monolocale zona ghetto – Memorie”, di e con Eugenio de’Giorgi.
Il tema dell’amore di questa stagione è affrontato in maniera assolutamente ironica, e non a caso lo spettacolo simbolo, che dà anche il titolo alla rassegna, è proprio “Love, Love ovvero Amanti, amori, nozze e tradimenti”. Con drammaturgia e regia a due mani degli stessi De’Giorgi e Molinari, quest’ultimo ha proseguito la trattazione fornendo un senso a questo tema ribadendo il contrasto tra commedia e tragedia e di quanto possa essere sottile il loro confine. Molinari ha poi presentato le opere di cui sarà regista, da quella di Dario Fo e Franca Rame, “Coppia aperta, quasi spalancata”, sottolineandone la modernità (è stata scritta nell’83, ndr) e continuando con “Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano”, di Marcello marchesi (di cui è stato allievo e collaboratore, ndr), attribuendo grande importanza al ruolo dell’umorismo come “solletico del cervello”. Infine, con “Far l’amore non è peccato”, di Achille Campanile, ha osservato il ritorno del surrealismo, nato nei primi del Novecento, che dopo Renato Rascel ha subito un black-out, ed è tornato in auge con attori come Alessandro Bergonzoni.
Francesco Brandi, autore di “Tutta colpa degli uomini”, ha invece spiegato come la sua commedia, il cui obiettivo è comunque quello di far ridere, rappresenti una generazione di trentenni sempre insoddisfatti e con pochissimi punti fermi, identità sessuale compresa.
Oltre a “Sto un po’ nervosa” di Rosa A. Menduini e Roberto De Giorgi, e “Nina” di André Roussin, sono stati presentati anche due classici, “Amor fa l’uomo cieco - La pelarina” di Goldoni e “Don Giovanni” di Moliére, con la regia di Fabio Banfo. Quest’ultimo ha illustrato il successo di questo immortale, e immorale, personaggio, dal carattere pericolosamente dissacratore non solo nei confronti dei sentimenti ma anche della religione, e di ogni altra cosa.
(Alex Miozzi)
Info: www.teatrolmetto.com


