TEATRO LITTA - Venere e Adone

DAL 5 al 16 MARZO
TEATRO DI DIONISO / FONDAZIONE TEATRO STABILE TORINO
RESIDENZA MULTIDISCIPLINARE DI ASTI
con il sostegno del Sistema Teatro Torino
presentano
SHAKESPEARE / VENERE E ADONE
uno spettacolo di Valter Malosti
in scena
Valter Malosti
e
Daniele Trastu (5-9) / Yuri Ferrero (11-13) / Daniele Trastu (14-16)
Coreografie Michela Lucenti
Suono GUP
Scene Paolo Baroni
Luci Francesco Dell'Elba
Costumi Marzia Paparini
Assistente alla regia Francesco Visconti
Traduzione e ricerca musicale Valter Malosti
musiche di
Louis Andriessen, Antony, Aphex Twin, Craig Armstrong, Angelo Badalamenti, Luciano Berio, Cathy Berberian, James Brown, John Blow, Gavin Bryars, John Cage, Death Ambient, Stuart Dempster, Gyorgy Ligeti, David Lynch, Bruno Maderna, Michael Nyman, Luigi Nono, Prince, Terry Riley, Nino Rota, Alan Splet, Karlheinz Stockhausen, Thom Willems
foto di scena Tommaso Le Pera
immagine originale di locandina Coniglio Viola
Consulenza musicale Carlo Boccadoro
Assistente costumista Ilaria Belloste
Tecnico di palco e macchinista Matteo Lainati
produzione esecutiva Teatro di Dioniso
organizzazione Paolo Ambrosino Federico Alossa
amministrazione Fiammetta Demurtas
ufficio stampa Giulia Calligaro
si ringrazia
Teatro Petrella di Longiano
Edizioni Torino Poesia
Una dea innamorata e pazza di desiderio e un giovane uomo bellissimo, che le sfugge, finendo ucciso tra le zanne di un cinghiale, sono i protagonisti di Venere e Adone, poemetto erotico-pastorale che William Shakespeare dedicò, nel 1593, al suo protettore, il giovane conte di Southampton. «Intreccio di eccitazione erotica, dolore e freddo umorismo», come la definisce Stephen Greenblatt, Venere e Adone non solo fu la prima opera di Shakespeare ad essere stampata, ma fu anche quello che oggi si definirebbe un successo editoriale: apprezzatissimo fra gentiluomini e cortigiani, in breve divenne una sorta di vademecum dell’amatore, ugualmente popolare nella biblioteca, nel boudoir e nel bordello. Dopo un Macbeth traboccante di invenzioni registiche, Valter Malosti torna a Shakespeare portandone in scena un piccolo capolavoro, un concentrato di arguzia, comicità farsesca e sensualità, che diviene per il regista torinese «un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le auto-contraddizioni del tema ‘amore’».
(redazionale TST)
NOTE DI REGIA
Immaginatevi dei binari che si perdono all’orizzonte, e un teatro/carro che arriva dinanzi ai vostri occhi da un altro luogo (e forse anche da un altro tempo) con sopra la “pazza dea dell’amore”.
Per creare questa figura le suggestioni sono arrivate dal teatro giapponese, dall’opera barocca, dalla tradizione del “cunto”, ma anche da un mondo ai margini: il mondo di una periferia che potrebbe essere stata descritta da Pier Paolo Pasolini o anche, con commovente ironia, da Annibale Ruccello.
Venere è una dea/macchina, dea ex machina ma anche sex machine, macchina barocca che tritura suoni e sputa parole. Una macchina di baci, una macchina schizofrenica di travestimento, una macchina di morte per l’oggetto del suo amore: Adone.
E proprio da un improbabile pas de deux tra Venere e Adone prende spunto la partitura fisica dello spettacolo.
Adone ricorda il giovane dei Sonetti - il che implica, naturalmente, che Venere ricordi Shakespeare. Shakespeare scrive su commissione, durante la peste del 1593, per il suo giovanissimo patrono, l’efebico diciannovenne Henry Wriothesley conte di Southampton, di cui è stato ritrovato, un paio di anni fa, un ritratto in abiti femminili. Qui si spalancano altre porte, e il gioco delle identità ci fa entrare in una sorta di labirinto di specchi, una progressiva promiscuità delle identità, in cui la dea/macchina/attore sarà anche Narratore e voce di Adone, e al fondo dell’artificio potrà svelare e denudare la propria umanità. Al di là del gioco degli specchi e del travestimento, il poemetto è un vertiginoso punto di partenza per una ricerca sulle variazioni, le declinazioni e le auto-contraddizioni del tema “amore”.
Nota sulla ricerca musicale.
In cima a tutto c’è la scoperta dell’opera di John Blow “Venus and Adonis” nella magnifica direzione di René Jacobs: a mio avviso un capolavoro di straordinaria modernità. Blow l’abbiamo riletto, dilatato, frantumato e, seguendo le sue tracce, siamo arrivati agli inglesi contemporanei: Michael Nyman e Gavin Bryars su tutti. Alla fine abbiamo creato una partitura che da vita ad una sorta di opera parallela. Ad ognuno dei tre personaggi del poemetto abbiamo donato un proprio mondo musicale. Per il narratore abbiamo seguito quel filo musicale di area inglese (con la grande eccezione soprattutto di John Cage); Adone diviene una voce recitante col clavicembalo (che anche in questo caso parte da composizioni di Blow e si spinge fino a Gyorgy Ligeti, Terry Riley e Louis Andriessen); per Venere, enfatizzando l’intuizione di una specie di dea/macchina, abbiamo utilizzato soprattutto suoni elettronici con un occhio particolare ai lavori sperimentali dei nostri compositori contemporanei: Luciano Berio con la magnifica voce di Cathy Berberian, Bruno Maderna e il suo lavoro elettronico su Shakespeare, Nino Rota, Luigi Nono, ma anche Karlheinz Stockhausen e i più recenti Aphex Twin e Thom Willems.
Valter Malosti
Sala Teatro Litta
Corso Magenta, 24 Milano
repliche dal martedì al sabato alle 20.30 – domenica 16.30 – lunedì riposo
biglietti
martedì/mercoledì/giovedì intero € 12
venerdì/sabato/domenica intero € 18
riduzioni € 12/9
carta lunatica: 6 ingressi € 51
info e prenotazioni : tel. 0286454545 – promozione@teatrolitta.it
In alto: foto di scena © Ufficio Stampa Teatro Litta


