TEATRO LITTA - Titanic

dal 18 ottobre al 4 novembre 2007
Compagnia Astorritintinelli
TITANIC
una fiaba del vecchio millennio
di e con ALBERTO ASTORRI e PAOLA TINTINELLI
“Siamo refrattari, ribelli, sopravvissuti in arte di divinazione. Siamo quelli che si sono sottratti a tenere il passo. Siamo pezzi d’iceberg che si sono staccati e galleggiano nelle acque nere della notte. Ci spostiamo in silenzio tra ultime cene, souvenirs, intervalli ricreativi e blues della solitudine. Sogniamo amori portentosi ma diamo vita al nostro concerto di inferni.”
Alberto Astorri e Paola Tintinelli
L’ultimo lavoro della compagnia Astorritintinelli parte dalla riflessione su un fatto di cronaca: l’affondamento del Titanic, la nave di cinquantamila tonnellate, la gloriosa macchina del progresso e della tecnica, andata a picco dopo lo scontro con un iceberg, agli inizi del secolo scorso.
Il miraggio Titanic, desiderio di grandezza subito infranta.
Altri punti di partenza sono il poema di H.M. Enzensberger su quell’affondamento, uno straordinario testo che parla di declino, di naufragi e di naufragati. Ma anche i versi del veggente Arthur Rimbaud , un padre della modernità, che nella Saison en Enfer, tenta un bilancio personale di naufragato ma vede anche il fallimento di una intera civiltà quella nostra d’Europa. Comprende che le macchine daranno alla vita degli uomini oro e febbre, avvenire e miraggio.
Il novecento si apre proprio con il miraggio Titanic, desiderio di grandezza subito infranta. Anche la scena somiglia ad una nave, ad un bateau ivre della fine, c’è un albero maestro caduto, il ponte di prua con in cima un timone, vele, cime e cordame a vista, persino un oblò. Ora è la sala macchine e la stiva ma anche il salone delle cene e degli intervalli ricreativi, la stanza del capitano e del mozzo, i due personaggi principali della nostra commedia dove tutto è provvisorio e quasi quasi sta per crollare ma allegramente, come una catastrofe sempre in atto messa in scena da due comici.
Insieme al mozzo e al capitano ci sono però anche i passeggeri di questa nave, anonimi e silenziosi fantocci riconoscibili nelle loro amputazioni, c’è un uomo senza braccia, un altro che tiene la propria testa tra le mani, due donne, una priva di entrambi gli arti inferiori e l’altra con solo una gamba, un uomo infine dal volto deturpato. Stanno lì non si sa se ad aspettare una fine oppure una rinascita, la resurrezione da una materia che aspetta altre forme di vita oppure un impulso a reinventarsi la storia e il mondo con nuovi sogni.
Il viaggio è quello di un umanità tesa al sogno di una redenzione ma costretta anche ad una legge fisica, quella della gravità, destinata al basso, all’abisso senza fondo. Affondiamo in silenzio nel programma della giornata della fine tra balsami pomeridiani, ultime cene, souvenirs e intervalli ricreativi. C’è un giradischi che fa da colonna sonora a questa giornata della fine e una radio da cui il capitano impartisce ordini, descrive paesaggi e richieste di soccorso.
Come in una favola appunto si aggirano tra i passeggeri del Titanic strane creature, un vecchio inquieto senza pace, forse testimone di un orrore che ha visto ma anche un animatore cameriere divertente e crudele, un vecchio comico da avanspettacolo, una venere del duemila.
Sogniamo amori portentosi e universi fantastici ma diamo vita al nostro concerto di inferni.
Con noi il mondo, soprattutto quello dell’ultimo secolo, giunge con le sue voci e le sue cronache di conquiste e di disfatte che si avvicendano senza sosta che ci pare che tutti stiamo su di una barca un gioco della andata in alto e calata in basso.
SALA TEATRO LITTA
Repliche dal martedì al sabato alle 20.30, domenica alle 16.30 – lunedì riposo


