TEATRO GUANELLA - Il mare in tasca

Teatro Guanella Campo Teatrale
presenta
STAGIONE 2007/2008
Lunedì 26 Novembre 2007, ore 21.00
IL MARE IN TASCA
di e con Cesar Brie
musica di Antonio Vivaldi
Teatro Guanella Campo Teatrale
Via Dupré 19
Milano
Ingresso ¤ 12/10 /8
Per info e prenotazioni: 02.26113133
oppure prenotazioni@teatroguanella.it
In collaborazione con TheatricalMass
UNICA DATA A MILANO
Lo spettacolo Il mare in tasca segna una tappa importante del percorso di ricerca di Cesar Brie, che lo ha realizzato una volta conclusa la sua esperienza nell' Odin Teatret di Eugenio Barba e prima di fondare in Bolivia il Teatro de Los Andes.
Il mare in tasca è un elogio all'Amore in ogni sua forma, è una discussione con Dio, ed è insieme un manifesto poetico. Cesar ci spiega che fare teatro è officiare un sacramento di cui il pubblico è testimone. Alla fine il prete-attore uscirà di scena lasciando la porta aperta su una spiritualità tormentata e con la voglia di credere ancora, profondamente, a quell'artificio chiamato teatro.
NOTE DI REGIA
Per confondere gli spettatori
Il tema di questo spettacolo è l’amore. Il personaggio è un prete.
L’azione si sviluppa nella stanza del prete dietro la sagrestia.
Il tema permette all’autore di rivedere la sua esistenza ed il prete permette all’attore di dialogare con Dio, nel quale non crede. Il pubblico fittizio, rappresentato sulla scena, permette al sacerdote di rivolgersi al pubblico reale senza confonderlo con il suo gregge.
Deve essere chiaro: il personaggio del prete esiste affinché si accetti la sua irrealtà. Non si tratta di credere nella verità della scena ma nella verità della finzione. Un attore è un uomo che scolpisce un altro uomo tra gli uomini. La sua falsa autobiografia ha interrogato la vostra biografia?
Su questo argomento l’autore e l’attore sono gli unici che non possono aprire bocca.
Scene:
L’incubo
Il buio
Il corpo di un attore
L’arte poetica
Il silenzio
Il mare
Il commiato
La confessione
Il sorriso e il mestiere
Ninna nanna
Il sogno
Le vestigia dell’amore
La madre
I resti del naufragio
Sono nato e cresciuto in un paese cattolico: L’Argentina.
Mi sono allontanato dalla chiesa a sedici anni ma ho potuto riflettere su questo rifiuto soltanto molti anni dopo, quando sono stato in grado di rivedere il mio passato.
La religione allora rappresentava una via, un tragitto di azioni sociali e spirituali che affermavano la mia fede, la diffondevano e mi inducevano a comportarmi secondo le sue regole e ad osservare il mondo attraverso di esse.
Nell’abbandonare la religione, avevo coscienza di dover percorrere un’altra strada. Mi sono dedicato al teatro e ho formato parte di quel movimento teatrale in cui il lavoro artistico si mescolava all’impegno sociale. Non sono religioso ma non ho messo una pietra sopra le mie esperienze dell’infanzia e della adolescenza.
Così, oggi, davanti ad un bivio nel mio cammino nel teatro, trovo una tonaca appesa ad un albero. La tonaca è quella di un prete.
Il bivio è la mia scelta di tornare a vivere e lavorare in America Latina, una terra così ricca da esportare caffè, mais, calciatori, scienziati, artisti, e così povera da non riuscire a tenerseli. L’albero dal quale pende la tonaca rappresenta questi anni di lavoro ostinato e di esilio volontario. I suoi frutti non sono soltanto le mie opere. Sono anche i miei errori, quello che ho distrutto, le fatiche inutili.
Sono il primo a stupirsi: i miei fallimenti hanno germogliato.
Con quella tonaca e questi frutti ho costruito quest’opera.
Cesar Brie
Foto in alto: Cesar Brie © ArteVOX


