TEATRO DELL'ELFO - Solo l'amare, soli il conoscere / conta

A dare il titolo a questo nuovo cartellone una celebre massima di Pier Paolo Pasolini, forse a sottolineare il traguardo del XXXV anno dell’Elfo, anche in previsione del trasloco prossimo venturo, previsto per la prossima stagione, presso le sale del glorioso Teatro Puccini di corso Buenos Aires, destinato solo ad alcuni anni fa a diventare un centro commerciale.
Come sottolineato nella conferenza stampa dello scorso nove settembre, questo teatro, seppure con fondi privati e sovvenzioni pubbliche (ricordiamo la querelle circa la nuova legge regionale sullo spettacolo, e il finanziamento al teatro nell’ultimo periodo sottoposto a una forte cura dimagrante per ammissione degli stessi rappresentanti delle istituzioni presenti, ndr) ha offerto e offre un servizio culturale pubblico forte di oltre 120 scritturati, otto produzioni e 13 ospitalità e 12 spettacoli nuovi.
Forte di un sodalizio con il Piccolo Teatro, non a caso la presenza di Sergio Escobar, “ospite” dei “padroni di casa” Elio de Capitani e Fernando Bruni, e di Francesco d’Agostino in rappresentanza di “Quelli di Grock” del Teatro Leonardo, e last but not least dello scrittore Francesco Consolo, da cui è tratta “Lunaria”, anch’essa in rassegna, è stata presentata una stagione che prevede, inoltre, alcune tournée e la partecipazione alla Festa del Teatro, più o meno coincidente con le date di debutto.
Circa quest’ultimo, un esordio che vede “Gomorra” tratto dal libro di Roberto Saviano, e “Blasted” di Sarah Kane, e una conclusione,a giugno, con “La numero 13” di Pia Fontana (con Cristina Crippa, presente all’inaugurazione, e la regia dello stesso De Capitani, ndr). Una sottile linea sicuramente che inizia e conclude sviluppando un discorso sulla violenza ma senza necessariamente scadere nel lugubre, come è stato detto un viaggio nelle tenebre da cui, in fondo, si riesce a intravedere un barlume di luce.
In mezzo c’è tuttavia spazio anche per opere più lievi, tra cui “Chicago Snakes Reunion” a cura del Teatro degli Incamminati, “La locandiera” goldoniana riletta in maniera originale da Quelli di Grock, o i “Sillabari” di Goffredo Parise, di e con Paolo Poli.
Quasi al termine, con una giustificata punta d’orgoglio, si è voluto ricordare i due Premi Persefone per il teatro in televisione, per Protagonista e Scenografia, vinto un po’ inaspettatamente per stessa ammissione di Bruni e De Capitani, e il “Premio Hystrio, alla regia proprio a questi ultimi.
(Alex Miozzi)


