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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

TEATRO BELLI - Varietà di Roberto Lerici

 

 

TEATRO BELLI

Piazza Sant'Apollonia, 11/a – Tel 06 58 94 875

 

dal 2 al 21 ottobre

 

Centro Culturale G. Belli presenta

 

VARIETA’

 

di

 

Roberto Lerici

 

con

 

ANTONIO SALINES

L'Attore ovvero il comico

 

FRANCESCA BIANCO

L'Attrice ovvero la Vedette

 

FABRIZIO BARBONE

Il Fantasista, Spalla, Trasformista

 

GIANLUCA PEZZINO

Il Pianista, Fine Dicitore

 

MARIA GRAZIA POMPEI

La Soubrette

 

CATERINA MOCHI SISMONDI

La Ballerina

 

MANUELA ZERO

La Ballerina

 

 

Musiche composte ed eseguite al pianoforte da GIANLUCA PEZZINO

Scene NIVES STORCI

Costumi MARIA PENNACCHIO

Coreografie CATERINA MOCHI SISMONDI                  

Disegno Luci STEFANO VALLE

 

regia

ANTONIO SALINES

 

REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI I.M.A.I.E.

(Istituto per la Tutela degli Artisti Interpreti Esecutori)

 

 

 

 

Questo testo è la sintesi immaginaria del Varietà e del suo mondo, vista come memoria, come frammento di un’idea teatrale più vasta e completa nelle sue concatenazioni e discendenze. Nessun salto storico, dunque, ma un legame che rimanda da invenzione a invenzione, da fantasia a fantasia, dal mondo dei giullari, agli attori del Teatro dell’Arte, fino a questi “artisti” di tipo individuale, a questi “comici” assolutamente personali del teatro delle Varietà, come si diceva una volta.

Tenuto conto che questo spettacolo non ha intenti documentari, ma che anzi tutte le scenette, le canzoni, i duetti, i monologhi e tutti i testi in generale, seppur ispirati ai modi del Varietà, sono rigorosamente originali e inediti, scritti apposta per questo spettacolo e funzionali al suo disegno drammaturgico, diciamo che i personaggi sono situati in un ideale limite tra il Caffè Concerto e il Varietà vero e proprio, in un’epoca imprecisata che va dalla fine ‘800 all’ultimo dopoguerra, cioè in quel luogo e tempo dell’immaginario collettivo che ciascuno spettatore consuma e conserva dentro di sé e sente come festa del Varietà.

E’ per questo che le musiche, le scene, i costumi, saranno dilatazioni o riduzioni, tracce appena suggerite, o grottesche deformazioni sul tema Varietà, al di là di un’ipotesi documentaria. Questo vale anche per le coreografie che dovranno alludere a perfezioni e costruzioni non certo necessarie al Varietà come documento.

Anche la recitazione, sia dei personaggi come tali che delle ambigue personificazioni dell’Attrice e dell’Attore, che vivono fuori e dentro lo spettacolo, dovrà tener conto della ambigua natura della rappresentazione e cioè della visione diretta come della preparazione dello spettacolo in forma di “prove”.

Questo spettacolo è dunque un’idea trasposta, quasi una metafora di quella particolare metafora che già di per sé è il tempo spezzato del Varietà.

E’ in questo genere di spettacolo infatti che “si trova la scomposizione ironica di tutti i prototipi sciupati del Bello, del Grande, del Solenne, del Religioso, del Feroce, del Seducente e dello Spaventevole, ed anche l’elaborazione astratta dei nuovi prototipi che a questi succederanno. Il teatro di Varietà è dunque la sintesi di tutto ciò che l’Umanità ha raffinato finora nei propri nervi per distrarsi ridendo del dolore materiale e morale…”

Troppo impegnative le parole degli anni ’20 nel Manifesto Futurista? Forse, ma il Varietà come spazio aperto della libertà inventiva, dell’improvvisazione, rimane un tipo di spettacolo che ha avuto una continuità e una vitalità grandissima attraverso i suoi grandi interpreti e i suoi umili comprimari. E’ inutile nominare Viviani, Petrolini, Fregoli, Totò, ecc. perché è evidente che la tradizione dell’attore italiano in generale ha la sua costante individualista e libertaria proprio in quella matrice di solista che risale indietro nel tempo, all’origine del Teatro Italiano.

 

INDICAZIONI DELL’AUTORE

Gli attori ideali per questo spettacolo non devono essere scelti fra gli ex attori del Varietà, ma fra gli attori di Teatro che del Varietà sappiano dare un’idea critica. Questo vale anche per le musiche, che devono essere dei puri “sostegni” dell’idea, poiché nessuno dovrà realmente cantare o suonare musiche tipiche del Varietà.

Lo stesso vale per le scene e i costumi che dovranno essere un’idea dilatata o volutamente riduttiva dell’idea tipica dei siparietti, dei fondalini, degli oggetti di scena in uso nel Varietà, così come i costumi da Vedette o da Soubrette o da macchietta, o da ballerina, ecc., potrebbero essere ispirati a quelli della fine ‘800, o degli anni ’20 fino a quelli ante seconda guerra mondiale, con un gusto senza tempo definito che li unifichi stilisticamente.

In altre parole, non serve l’idea realistica dei poveri guitti, ma serve la sontuosa visione fantastica sia della povertà reale, come della ricchezza immaginaria che il mondo del Varietà rievoca. Così come la bellezza delle ballerine sarà una vera “bellezza”, nonostante la verità dell’indigenza fisica o delle calze rammendate.

Questi sono solo dei suggerimenti, ma non è detto che sia vero tutto il contrario.

 

NOTA STORICA di Carlo Emilio Lerici

Questo testo fu commissionato a mio padre, Roberto Lerici, nel 1989 dall’allora Direttore del Teatro Stabile di Roma Maurizio Scaparro. Non andò mai in scena, poichè alla richiesta di cambiare il finale, considerato troppo tragico e non adatto al pubblico del Teatro Argentina, Roberto Lerici oppose un fiero rifiuto. Così il testo è rimasto in un cassetto sino ad oggi, assieme al contratto che prevedeva il pagamento di £. 7.000.000 alla consegna del copione. Quel contratto non fu mai onorato da parte del Teatro di Roma, ne mio padre pretese mai che fosse onorato. Troppo orgoglioso che ancora una volta un suo testo fosse considerato troppo “duro” per un Teatro Stabile.

 

NOTA CRITICA di Ettore Capriolo

Al centro di quasi tutto il teatro di Lerici è la coppia piccolo o medio borghese, a volte affiancata da una seconda coppia, altre volte dilaniata alla dimensione della famiglia. Vale come metafora – la più efficace perchè la più immediatamente riconoscibile e quindi la più rappresentabile – di quella crisi endemica dei valori che costituisce uno dei temi dominanti, anzi il tema principale, di questa drammaturgia. Le coppie di Lerici, a prima vista, si presentano benissimo, non sembrano avere particolari preoccupazioni economiche, vestono con eleganza, conversano con disinvoltura, dispongono di servitù, paiono insomma saldamente radicate nel mondo in cui vivono, sicure della propria forza e dei propri privilegi.

A poco a poco, però, dietro le maschere sociali, affiora la futile e pretenziosa sterilità degli hollow men. La solidità era solo apparente, le radici affondavano nelle sabbie mobili. Cominciano le incomprensioni, i bisticci, le scenate di gelosia, gli scontri frenati dalla buona educazione, che s’alternano a momenti di riappacificazione sotto il segno di uno stanco erotismo e sfociano in un nulla che può assumere di volta in volta le dimensioni della solitudine, della paura, dell’orrore, della sterilità.

I personaggi di Lerici vivono sul palcoscenico un’esistenza ferocemente bidimensionale. Si muovono negli avvenimenti senza comprenderli e senza poter agire per modificarli. Girano vorticosamente a vuoto cercando in continuazione un punto di appoggio finalmente solido che li liberi dai dubbi, dalle incertezze, dai terrori più o meno confessati. Non raggiungono mai un livello di lucida consapevolezza, neanche quando si esercitano a sparare a zero sui simboli più clamorosi andati a male del vecchio ordine, dall’autorità del capo-famiglia alle convenzioni sessuali al perbenismo del linguaggio ai valori con l’iniziale maiuscola. Sono cioè delle vittime che potrebbero essere patetiche – e ogni tanto lo sono – se Lerici non riuscisse a stravolgerle nell’ironia e se non rifiutasse loro dignità di personaggi anonimizzandoli e riducendoli a proporzioni di maschere.

In altre parole, l’autore riduce e denuncia, smaschera e sghignazza, ma è anche tormentato dalle stesse ossessioni, partecipe delle stesse impotenze soggetti alle stesse forze. Di qui l’insistenza sul tema e il particolare atteggiamento con il quale viene affrontato

 

Info e prenotazioni: http://www.teatrobelli.it/

 

 

 

 

 

 

 

Foto in alto  © Ufficio Stampa Teatro Belli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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