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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

STORIE DALLA PIU' GRANDE DEMOCRAZIA DEL MONDO: LA SPERANZA INDIANA

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Quando si pensa alla più grande democrazia al mondo e si indica gli Stati Uniti ci si sbaglia di grosso. L’india, sotto il profilo geografico oltre a essere un subcontinente, e demografico, è anche una nazione unita che, a dispetto delle mille lingue e dialetti, ha l’inglese, a oggi lingua internazionale per eccellenza, come unico comune idioma.

Da queste premesse, il viaggio che il corrispondente de “La Repubblica” (da Pechino) Federico Rampini questa volta ci narra è all’interno di un mondo multiforme, al suo interno ricco di contraddizioni, ma che giorno dopo giorno si sta candidando a essere uno dei più intelligenti futuri modelli di nazione.

Per capire il presente, l’autore traccia a grandi linee la sua storia, anche con aneddoti forse più vicini alla leggenda, ma che ci permettono di comprendere un po’ meglio la filosofia di fondo della nazione india. Per citare due figure storiche del Novecento, il carismatico Gandhi, che diede via alla decolonizzazione britannica non-violenta, o la signora Indira Gandhi (nessun legame di parentela) che nel ’66 quindi, 13 anni prima di miss Thatcher nel Regno Unito e ben trent’anni prima di Frau Merkel in Germania, fu eletta Primo Ministro, in un paese che alterna una terribile misoginia e un forte matriarcato. Tutto questo senza dimenticare, all’opposto, il ruolo che ancora oggi esercitano le caste, alla cui base sta quella disprezzata dei cosiddetti intoccabili, o a favore i magnati dell’industria e della produzione tecnologica, sullo stesso piano dei big di Silicon Valley o del bostoniano MIT (Massachusetts Institute of Technology, ndr). Si potrebbe continuare così, in un mix di pro e contro, ma che alla fine portano a un giudizio sicuramente positivo, viste alcune premesse fornite tutt’oggi da un’informazione piuttosto superficiale.

Mentre il cosiddetto “primo mondo”, di cui facciamo parte, si crogiola nel pessimismo di chi si sente accerchiato, senza mai darsi abbastanza la pena di cercare di capire che cosa accade oltre le proprie mura, l’India, prima ancora della Cina o dei paesi latino-americani, sta vincendo la sfida della globalizzazione. Un fenomeno quest’ultimo che proprio noi europei, insieme all’America e agli altri paesi dell’elite mondiale hanno voluto, e che da un po’ di tempo sembra essere una fiera ammaestrata che ci si sta ritorcendo contro.

Rampini, con uno stile chiaro non privo di un certo fine humor, propone anche un viaggio nella cultura di questa nazione, dagli autoctoni Salman Rushdie e Vikram Chandra (questi autore del bestseller “Giochi sacri”, ndr), dei nostri connazionali Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, continuando con il pensiero britannico di Rudyard Kipling (autore, tra l’altro, del celeberrimo “I libri della giungla”, ndr), e l’opera del medico-teologo Albert Schweitzer, fino all’incontro con i Fab Four e il loro strano rapporto con il misticismo indiano.

Per capire, ancora una volta oltre gli stereotipati pregiudizi.

 

(Alex Miozzi)

 

 

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