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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

MACCABIADI

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L’idea di “Maccabiadi” ebbe origine attorno agli anni ’20. Queste furono concepite dal giovane Yosef Yekutieli, che era stato folgorato dai Giochi Olimpici di Stoccolma del 1912. E dopo uno studio di parecchi anni, nacquero nel 1932 i primi Giochi ufficiali, nell’allora Palestina. Con atleti ebrei da tutto il mondo.

Ma già nel 1929, a Praga, era stata organizzata una manifestazione di questo tipo, a causa dell’antisemitismo dilagante di quegli anni: agli atleti ebrei, infatti, era stato impedito di partecipare a qualunque evento sportivo ufficiale. Un’edizione, quindi, per l’identità e la dignità, oltre che per l’agonismo. Così come l’edizione del 1932, quella nella terra degli avi. Entrambe a voler ribadire anche  l’orgoglio storico dei Maccabei, i patrioti che nel secondo secolo A. C. unificarono e liberarono il popolo ebraico dall’oppressione politica e religiosa dei greci.

Ma le “Maccabiadi” nel tempo si sono dimostrate non solo le olimpiadi degli ebrei, ma di tutto il mondo israelita e non solo. Perché vi sono anche israeliti cristiani, musulmani, e di altri credo. E perché vi sono comunità in tutto il mondo, di ogni nazionalità, le quali hanno fondato associazioni sportive “Maccabi”. E perché a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 furono varati e poi perfezionati nel tempo i Giochi Maccabei Europei, che, così come gli altri, si disputano ogni quattro anni. In questo modo, si hanno le “Maccabiadi” ogni due anni, alternativamente in Europa e in Israele. E si coinvolgono inevitabilmente anche i vari paesi ospitanti, che mettono a disposizione ogni volta la loro macchina organizzativa. Come è accaduto a Marsiglia, Amsterdam, Glasgow e ad Anversa, solo per citare alcune città. E quest’anno con l’edizione di Roma, a Luglio, la 12a a livello continentale. Una delle più belle.

Una kermesse, quella capitolina, che ha visto la partecipazione di quasi duemila atleti dilettanti, provenienti da 37 paesi di tutto il mondo. Atleti che si sono sfidati in 16 discipline, da quelle più tradizionali, come il calcio e l’atletica, a quelle più a carattere ludico, come il bridge o gli scacchi.

Ma i numeri più accattivanti sono gli oltre 500 volontari romani, di qualunque etnia, selezionati tra migliaia di giovani richiedenti, e le altrettanto migliaia di italiani, esterni alle “Maccabiadi”, che hanno preso parte alla gara podistica stracittadina, organizzata in comune da club italiani e maccabei (non a caso stella di Davide e Colosseo erano i simboli portanti, Ndr).

Insomma, un’esperienza interculturale improntata al dialogo e al confronto, attraverso il linguaggio universale dello sport. E in più attraverso eventi mondani come convegni, dibattiti e soprattutto feste, in quello che è stato il “Villaggio delle Maccabiadi”, accessibile a tutti. L’area simbolo della tolleranza, del rispetto, dell’integrazione.

Un esempio.

 

(Massimo Gradia)

 

 

In alto: Gianni Rivera alle Maccabiadi di Roma 2007

© www.mosaico-cem.it

 

 

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