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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

DIARIO SPORTIVO - Le Olimpiadi della politica

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Saranno forse ricordate come “le Olimpiadi impeccabili”.

Ed effettivamente, dal punto di vista organizzativo e spettacolare, nonchè delle performances agonistiche, la kermesse di Pechino ha lasciato tutti a bocca aperta.

Ma fuochi d’artificio e colori sgargianti, unitamente a grandi e accoglienti strutture sportive e tifosi calorosi, non hanno però impedito all’esercito cinese di sparare tra la folla dei dissidenti tibetani, come peraltro denunciato dal Dalai Lama a “Le Monde”: “circa 400 persone assassinate solo nell’area di Lhasa” – riportava il quotidiano francese. E neppure hanno potuto impedire l’invasione russa della Georgia (non vogliamo entrare qui nel merito della ragione o del torto dei contendenti, Ndr), con migliaia tra morti, feriti e sfollati. Parlando di diritti umani, il presidente del Comitato Olimpico Jacques Rogge ha dichiarato: “Sono cose che non ci riguardano”. A lui interessava solo che quella di Pechino fosse “un’edizione storica, perché la più vista”. E ci credo: con una base di partenza di un miliardo e mezzo di cinesi attaccati alle tv… Ma che ne è della splendida opportunità diplomatica di sanare i contrasti tra le genti, o quantomeno di ottenere una tregua? Persino gli antichi greci, che consideravano la guerra come una virtù, durante i Giochi avevano l’usanza di sospendere ogni ostilità. Siamo forse più barbari dei barbari?

Ma a Rogge tutto questo pare retorica, a lui interessa solo parlare di “organizzazione splendida” e di fair-play sportivo. E va bene, parliamo delle gare: ma siamo proprio sicuri che anche da questo punto di vista sia andato tutto liscio come l’olio? Tutto pulito, trasparente, perfetto?

Secondo Castro “La mafia olimpica ha rubato le medaglie a Cuba” (dalla Gazzetta dello Sport, Ndr), dimenticandosi ad esempio del minuto di follia del suo taekwondoka Matos, che in un raptus “omicida” colpiva il giudice di gara con un calcio. Ma al di la del commento di parte del “lider maximo”, molte sono state le contestazioni ai giudici sportivi in varie discipline, non ultima la discutibile decisione nella finale di ginnastica ritmica, con l’esclusione delle azzurre dal podio e il declassamento della Bielorussia a terza, a vantaggio di Russia e Cina. Decisione politica? Ai posteri l’ardua sentenza. Resta il fatto che il medagliere, almeno nelle prime posizioni, più che un metro di valutazione agonistico pare una mera questione di posizionamento politico nella scacchiera dei potenti. La Cina padrona di casa in qualche modo doveva vincere, e così è stato, con i suoi 51 ori e 100 medaglie complessive. E parallelamente gli Stati Uniti non si sentono battuti, grazie alle 110 medaglie complessive. La Russia si è confermata terza forza e guastafeste, e la Gran Bretagna, prossima organizzatrice olimpica, si è piazzata quarta. E l’Italia? Grazie alle sue 28 medaglie (8 d’oro) si è piazzata addirittura nona, davanti ai “galletti” della Francia. Ma dei nostri atleti parleremo più approfonditamente nelle prossime puntate.

Ci sarebbe poi la questione del doping, tecnologico e non, per cui sono caduti uno dietro l’altro record all’apparenza imbattibili in sport come il nuoto o l’atletica. Ma anche questa è un’altra storia…

Solo, a questo punto la domanda sorge spontanea: ma l’importante non era partecipare?

 

 

(Massimo Gradia)

 

 

 

 

 

 

In alto: un’immagine della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi

© pechino2008.excite.it

 

 

 

 

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