SE QUESTO E' UN UOMO

« Voi che vivete sicuri/ Nelle vostre tiepide case,/ voi che trovate tornando a sera/ Il cibo caldo e visi amici:/ Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per un pezzo di pane/ Che muore per un sì o per un no./ Considerate se questa è una donna,/ Senza capelli e senza nome/ Senza più forza di ricordare/ Vuoti gli occhi e freddo il grembo/ Come una rana d'inverno./ Meditate che questo è stato:/ Vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro cuore/ Stando in casa andando per via,/ Coricandovi alzandovi;/ Ripetetele ai vostri figli./ O vi si sfaccia la casa,/ La malattia vi impedisca,/ I vostri nati torcano il viso da voi. »
Con questo monito a non dimenticare, Primo Levi introduce il suo romanzo Se questo è un uomo, scritto tra la fine del 1945 e l’inizio del 1947 a testimonianza della terribile esperienza da lui vissuta nel campo di concentramento ad Auschwitz dal dicembre del 1943 al gennaio del 1945. Non si tratta di una narrazione cronologicamente rigorosa, bensì di un susseguirsi di riflessioni, di descrizioni di situazioni, luoghi e personaggi, dove analisi apparentemente prive di emozione, al limite del filosofico e del sociologico, si alternano ad immagini impietose e crude della quotidianità vissuta da uomini spogliati di ogni umanità ed individualità. Levi, più che sulla assoluta bestialità degli aguzzini, si sofferma sull’effetto che i loro comportamenti e l’organizzazione militaresca del campo hanno sulle diverse personalità dei prigionieri. La triste conclusione è che in simili situazioni estreme, solo chi è in grado di far tacere ogni sentimento di pietà, di solidarietà, di amicizia nei confronti dei compagni di sventura può sperare di sopravvivere qualche giorno in più rispetto a chi non ha la forza o il coraggio di non farsi più guidare da principi morali e di giustizia.
Luca Fusi ha trasformato la lettura di alcuni brani tra i più significativi del libro in un dramma teatrale, in cui la sua intensa partecipazione al racconto viene rafforzata dalla presenza di altri immaginari fratelli di prigionia e da brani musicali suonati dal vivo, che sottolineano il pathos di alcuni momenti o lasciano spazio alla riflessione tra un episodio e l’altro. Alla fine della rappresentazione, la proiezione di alcune diapositive di scene raccapriccianti che si sono presentate alle truppe liberatrici all’inizio del 1945, rafforzano negli spettatori la sensazione di orrore provata fino a quel momento per realtà solo immaginate e la convinzione che la testimonianza di quanto successo sia strumento indispensabile, anche se non sicuro, per evitare che simili nefandezze si ripetano in futuro.
(Chiara Zazzetta)
Giudizio: ** ½
PRODUZIONE TEATRO ARSENALE:
Se questo è un uomo di Primo Levi
Un progetto di e con Luca Fusi
Collaborazione di Valentina Colorni e Luca Rampini
Con la partecipazione del II anno della Scuola di Teatro "Arsenale"
Progetto musicale e pianoforte: Luca Rampini
Scene: Massimo Scheurer
Luci Elena Nappi
Milano, Teatro Arsenale, via Cesare Correnti 11
Dal 13 al 25 maggio 2008
In alto: foto di scena © Ino Lucia © Ufficio Stampa Teatro Arsenale


