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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

RELATIVISMO CULTURALE? SI, GRAZIE

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Sei barbaro o provvisto di cultura? Per tutto il XIX secolo questo poteva essere un quesito da porsi a una varia umanità dispersa nel globo, quando una visione eurocentrica e occidentalista riteneva che esistessero popoli dotati di appeal culturale e altri completamente sprovvisti in quanto “primitivi” o, appunto, “barbari”.

Non stupisce quindi che in un periodo di forte espansione europea nelle Indie, in Africa e in Estremo Oriente, alcuni scienziati ed etno-antropologi (come ad esempio Sir John Lubbock o Lucien Levy-Bruhl) ritenessero illogici, immorali o addirittura perversi alcuni popoli che si erano sviluppati in modo radicalmente diverso dall'Occidente cristiano, in particolare quelli privi di scrittura. Al di là di motivazioni etiche legate all'espansionismo di alcune potenze e  al loro ruolo civilizzatore, pensiero che soprattutto si affermò durante l'età dell'imperialismo, più in generale le culture esotiche erano ritenute da queste correnti di pensiero inferiori, prive di religione e illetterate.  

Tutto questo, prima che si affermasse il  “relativismo culturale”, movimento nato agli inizi del Novecento che superò gl'interessi legati all'assolutismo radicale a favore del confronto quale veicolo verso una più precisa conoscenza delle etnie “diverse”.

 

In un periodo controverso come quello attuale in cui viene attaccato da più parti per motivazioni politiche o religiose, è forse almeno opportuno restituire quindi al relativismo culturale la sua radice storica e sociale nell'evoluzione di una corrente di pensiero evolutiva ed alternativa, non scevra da risvolti in qualche modo libertari, dell'Europa del secolo scorso.

Al di là delle pur legittime posizioni polemiche contemporanee, occorre non dimenticare il ruolo fondamentale che tale movimento ha avuto nel coltivare il seme del rispetto per la diversità.

 

(Claudio Elli)

 

 

 

 

In alto: Paul Gauguin (1848-1903), Due donne tahitane sulla spiaggia

 

 

 

 

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