IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET

E’ in uscita il nuovo film di Tim Burton, il cui protagonista Johnny Depp impersona il diabolico figaro del titolo omonimo, accompagnato da Helena Bonham-Carter, nel ruolo della sua complice amante. Gli autori appartengono alla Salisbury School of Fiction, capitanati dall’editore Edward Lloyd e tra i quali probabilmente militavano Thomas Peckett Prest, James Malcom Rymer e E.P. Hingston, che tra il 1846 e il 1850 diede forma a una prima versione del racconto “The String of Pearl” (“La collana di perle”, ndr). Pubblicato a puntate su “The People’s Periodical and Family Library” in diciotto capitoli, omologo ai feuilleton francesi dello stesso periodo, il racconto crebbe per poi essere ricondensato, e rititolato “The String of Pearls and A Sailor Gift” (“… e un dono del marinaio”, ndr).
Questo processo creativo a fasi stratificate, come spiega il curatore dell’opera Cristiano Armati, narra le gesta del serial killer Sweeney Todd, realmente esistito, nella Londra a cavallo tra il ‘700 e l’800. Nel suo negozio di barbiere aveva infatti escogitato infatti un sistema per sbarazzarsi dei propri clienti che poteva derubare di qualsiasi possibile valore. Circa lo smaltimento, per così dire, delle salme, ci pensava miss Lovett, proprietaria di un negozio di prelibatezze a base di carne, detto ciò se ne deduce non solo di vitello, manzo o maiale. Nel romanzo a inguaiare il temibile personaggio sarà la scomparsa di uno dei suoi clienti che recava con sé la collana di perle del titolo originale. Nella realtà fu più semplicemente il fatto che non si poteva semplicemente far sparire più di 130 persone, secondo una stima per difetto, e farla impunemente franca.
La grandezza di quest’opera, oltre a possedere una prosa che all’oggi è assai poco invecchiata, rispetto a capolavori molto più celebri e anche più recenti, è l’avere preceduto sia il “Frankenstein” di Mary Shelley che il “Dracula” di Bram Stoker, oltre al duo investigativo, di Arthur Conan Doyle, Holmes & Watson (e in questo romanzo c’è effettivamente un Watson, oltre a un Lupin! Ndr). Le ambientazioni sono assolutamente degne dei migliori horror gotici, ma offrono anche qua e là spunti di humor, il più delle volte nero, che attuali romanzi non si sognano nemmeno di avere.
Altro punto di merito di questo lungo racconto è lo spirito di critica sociale che emerge in più di un’occasione, da come venivano curate, si fa per dire, le persone ritenute malate di mente a come era bistrattata l’infanzia.
Un gioiellino dark sicuramente meno adatto ai lettori più sensibili, ma che dopo più di 150 anni ha ancora qualcosa da dire.
(Alex Miozzi)
Anonimo, Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street, a cura di C. Armati, Biblioteca Economica Newton, € 5,00


