HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Siamo giunti al settimo episodio della saga di Harry Potter, e qualcuno sta già pensando che potrebbe non essere davvero l’ultimo capitolo. In realtà, non possiamo raccontarvi la verità, anche perché non la conosciamo. Ad ogni modo, stavolta l’occhialuto maghetto è il protagonista di una storia più cupa delle precedenti, lontano da Hogwarts per la maggior parte della narrazione.
Harry è ora finalmente diciassettenne, ed è ora per questo sicuramente più vulnerabile. Così, la caccia da parte del suo letale nemico, lord Voldemort, conosciuto anche come Tom Riddle, con la sua armata di Mangiamorte, è al suo apice. Da una parte, secondo la profezia, soltanto uno dei due sopravviverà, mentre l’altro morirà. Dall’altra, Harry e i suoi amici, Ron Weasley ed Hermione Granger, sono alla ricerca degli Horcruxes, oggetti che contengono parti dell’anima divisa di Chi-sai-tu (uno degli pseudonimi di Voldemort, ndr). A questo confronto aggiungiamo la vera storia di Albus Silente, un grande mago e un brav’uomo con un’enome ombra che grava sul suo passato, e sul suo omicida, Severus Pyton. Ma chi è realmente questo ambiguo insegnante che ha tradito l’Ordine della Fenice, all’apparenza, attualmente il braccio destro, e non soltanto questo, di Voldemort?
Se non avete letto gli altri sei libri è abbastanza difficile comprendere il filo della trama, e le sue digressioni. Malgrado questo, lo stile è chiaro e pulito e l’autrice gestisce con lievità tutti i protagonisti. Se, in questi anni, questa saga, in libreria e anche al cinema è divenuta importante quanto “Il signore degli anelli” e “Guerre stellari” forse c’è senz’altro una ragione.
Alla fine, una breve e incantevole scena nel futuro della famiglia Potter, vent’anni dopo, principalmente forse più per i fan.
(Alex Miozzi)
J.K. Rowling , Harry Potter e i doni della morte, Salani, € 23


