PREMIO HYSTRIO - X edizione

La sera di sabato 28 giugno, presso il Teatro Franco Parenti, si è tenuta la decima edizione del Premio Hystrio, condotta dal Claudia Cannella e Roberto Recchia. Epilogo di una tre giorni, giovedì 26 e venerdì 27 compresi, in cui questa manifestazione si è articolata grazie anche al supporto del circuito Teatri Possibili, con il contributo del comune di Pieve Ligure, che ne ha ospitato la semifinale.
Dopo un esilarante quanto grottesco cortometraggio introduttivo che ha visto come protagonista Cecilia Dazzi impegnata in un’audizione teatrale davvero impossibile, in ordine di conferimento, i primi ospiti, per la nuova sezione Premio Arte e Salute, sono stati i membri dell’Accademia della Follia. Un ensemble che, tra Trieste e Bologna, si occupa di recupero di pazienti ed ex pazienti psichiatrici attraverso l’arte teatrale, che ha anche deliziato i presenti con un fulmineo spettacolo nello spettacolo.
Successivamente è stata la volta del Premio alla Regia, andato a Fernando Bruni ed Elio de Capitani, quest’ultimo assente per motivi professionali, seguiti dai giovani vincitori del Premio alla Vocazione. Questi ultimi sono stati Diana d’Angelo e Ivan Aloisio, mentre i vincitori delle preselezioni sono Laura Rossi e Giorgio Borges, i quali, escluso l’assente Aloisio, si sono esibiti eccellentemente in estratti dei testi e brani già presentati al concorso. Singolare la dichiarazione dei giurati, che pur sottolineando liberamente la scelta di aprire le selezioni anche a chi proveniva da realtà necessariamente non accademiche, alla fine ha premiato proprio artisti provenienti da questi ultimi ambiti.
Meritato il Premio all’Interpretazione a Luigi lo Cascio, grande attore non solo di cinema, la cui umiltà e simpatia dovrebbero rappresentare un modello per tutti coloro i quali calcano le scene. L’attore siciliano ha anche ricevuto, del tutto inaspettatamente, brevi manu, il Premio dei Critici di Teatro 2006.
Il Premio alla Drammaturgia è stato vinto da Renato Gabrielli, mentre il Premio e Altre Muse è stato assegnato al gruppo Teatro alle Albe, che ha portato anche il video dal titolo “Suburbia”, purtroppo senz’audio. Infine, come ultimo premiato, è stata la volta di Alessandro Bergonzoni, un giusto riconoscimento per un teatro della parola, tanto destrutturante e corrosivo quanto ancora oggi assolutamente innovativo.
Se è stata apprezzabile la scelta di intercalare brevi spezzoni di pellicole tra un ospite e l’altro, da “Chiedimi se sono felice”, di Aldo, Giovanni e Giacomo, a “The Producer”, di Mel Brooks, a “Nel bel mezzo di un gelido inverno” di Kenneth Branagh, qualche problema tecnico e una scarsa attenzione all’orologio hanno dilatato un po’ troppo lo show. E se da una parte il mattatore Roberto Recchia ha vivacizzato lo spettacolo con intelligenti provocazioni rivolte agli ospiti, che hanno risposto tutti con grande freschezza, la prossima volta è preferibile che le motivazioni ai premi siano lette con uno stile meno elegiaco, stile ultimo addio.
Dulcis in fundo, esposta nel foyer un’interessante mostra, dedicata ai vent’anni dell’omonima rivista, con tutte le sue 82 copertine originali.
(Alex Miozzi)


