PORTA COMASINA E DINTORNI

L’idea di questa mostra fotografica è nata durante un percorso turistico culturale su “Porta Comasina” (1), oggi Porta Garibaldi, promosso dall’Associazione “Auser 19 Insieme” all’inizio del 2007.
Il reportage fotografico che ne è conseguito ha coinvolto per alcuni mesi un piccolo gruppo di fotoamatori dell’Associazione e del Circolo Fotografico Trevisani: si sono visitati vicoli, monumenti, palazzi, coniugando al piacere del conoscere il desiderio, almeno per alcuni casi, d’interventi di recupero e di una progettualità, che possa restituire alla città il volto di una creatività moderna.
La mostra si apre con una incisione di M. Matthaus della pianta prospettica di Milano nella seconda metà del ‘600. Nell’opera sono visibili il Canale Redefossi, che lambisce le mura spagnole, e, più esternamente, la cerchia dei navigli e le fortificazioni.
Altrettanto evidenti nella planimetria circolare sono le connessioni a raggiera verso il centro, che sottolineano l’idea di un’urbanistica d’avanguardia finalizzata anche alla sua difesa.
La presenza dei fiumi Adda e Ticino, la pendenza naturale del territorio di Milano, la rete dei navigli ottimizzata dagli studi e dagli interventi di Leonardo, rendevano la pianura circostante fonte di ricchezza per la città.
Nel 1929 iniziano i lavori di copertura della cerchia interna dei navigli e molti anni dopo, nella sede del “tombone” di S. Marco, dove passavano i barconi carichi di merce e di carta della Burgo per le rotative del Corriere della Sera, viene costruito un parcheggio sotterraneo.
Anche le tasse, in ogni epoca sempre gravose, erano richieste per ogni merce in ingresso nella città: un dazio era riscosso all’imbocco delle strade del Comune e sul Naviglio Martesana al Ponte delle Gabelle di via S. Marco.
Nel Borgo Comasina, abitato in prevalenza da artigiani e commercianti comaschi e brianzoli, era altrettanto rinomato il mercato della legna, della paglia e del fieno che si svolgeva nelle attuali Vie Mercato e Delle Erbe.
Posta all’incrocio di una delle strade che mettevano in comunicazione la città con il Nord e le Alpi
(l’attuale corso Garibaldi), si incontra la Basilica di S. Simpliciano, che si diceva edificata da S. Ambrogio alla fine del IV secolo d. C. e alla quale abbiamo dedicato due pannelli.
Per chi vuole approfondire la ricerca, ricordiamo che quattro erano le basiliche ambrosiane: S. Simpliciano, S. Dionigi, S. Nazaro e S. Ambrogio, dislocate ai quattro punti cardinali in direzione delle grandi vie dell’Impero Romano.
Nel 286 d.C. , Milano diventa la capitale dell’Impero e in seguito, con l’Editto di Costantino ( 313 d.C.), uno dei centri più attivi per la diffusione del Cristianesimo.
La Basilica di S. Simpliciano oggi è il monumento paleocristiano meglio conservato di Milano. Il bellissimo portale romanico presenta un elegante fascio di colonnine e singolari capitelli che raffigurano delle processioni. Almeno due sono le interpretazioni: secondo l’Annoni rappresentano “la cerimonia per la fondazione della chiesa, con S. Ambrogio e S. Simpliciano”, secondo altri “le feste per la vittoria della Lega Lombarda sul Barbarossa” (29 maggio 1176).
Nella mostra una foto scattata alcuni giorni prima della Pasqua 2007, durante le prove di un saggio teatrale, richiama il tema delle quattordici stazioni della Via Crucis introdotte da un angelo che indica al cristiano il cammino.
Altrettanto forte il richiamo di devozione nell’affresco sopra l’abside di Ambrogio da Fossano, detto il Borgognone: “Incoronazione della Vergine” (XVI sec.), ricco di colori e figure celesti e terrene nel quale è visibile anche Dante.
Contiguo alla basilica è il chiostro dei monaci “Benedettino Casinensi”, attualmente sede della Facoltà di Teologia.
All’inizio di corso Garibaldi, all’angolo con via Tivoli, la locanda mantiene il suo aspetto originario dei primi del ‘900; proseguendo lungo il corso si nota il teatro Fossati del 1859
Un negozio d’epoca in via Anfiteatro ricorda una zona anticamente nota come “contrada del guast”.
Molto frequentata per i suoi locali caratteristici e per i “trascorsi di un’epoca”, via Fiori Chiari è presentata con una immagine notturna.
In via S. Carpoforo sono due gli edifici storici proposti: la residenza della famiglia del rag. Marco Formentini (1811-1883), in memoria di un uomo che contribuì attivamente alla libertà e al progredire di Milano, e la chiesa di S. Carpoforo, che la tradizione vuole edificata da Santa Marcellina, sorella di S. Ambrogio: attualmente è sede staccata dell’Accademia di Brera.
Conclude la seconda fase del percorso la Pusterla Beatrice, realizzata in onore della moglie di Ludovico il Moro, demolita nel XIX secolo. Con soddisfazione, durante il reportage fotografico in via Brera, si è individuato il luogo della Pusterla, proposto con la foto a colori n. 6 sul quinto pannello.
Dalla chiesa di S. Marco, proseguendo per l’omonima via, si arriva alla sede del Corriere della Sera e all’ingresso principale di via Solferino.
Riprendendo via S. Marco fino al vecchio Ponte delle Gabelle si conclude la terza parte del percorso.
La fase successiva inizia da via Brera, con una riproduzione del disegno originale in bianco e nero dell’allora Collegio dei Gesuiti.
Per ragioni di buon gusto abbiamo deciso di evitare l’immagine attuale di degrado nel quale versa l’illustre monumento, preservando della Pinacoteca e dell’Accademia il ricordo della “stagione illuministica”.
Al n. 6 di via Brera, palazzo Beccaria e il volto in rilievo di Cesare Beccaria sottolineano la nostra approvazione per le sue idee di giustizia: la pena commisurata al delitto e la legge uguale per tutti.
Proseguendo verso il centro della città si segue via Verdi, il luogo della finanza, intesa nel senso positivo del risparmio e della solidarietà cooperativistica per progredire.
La “Ca’ de sass”, sede della Cassa di Risparmio Milanese e la Banca Cooperativa Milanese, sono due esempi anticipatori di concetti sani di risparmio e di frutto, oggi oscurati da una finanza priva di etica del bene comune e volta solo ad un fine speculativo.
In via Clerici, altra tappa storica dell’illuminismo milanese, risiede dal 1872 il Circolo Filologico Milanese: nell’edificio, in stile liberty, si trova una fornita biblioteca. Il Circolo è importante per la sua attività di insegnamento delle lingue moderne, della letteratura, della storia dell’arte e per gli incontri culturali.
Di seguito si trova Palazzo Clerici (XVIII secolo), attualmente sede dell’Istituto di Politica Internazionale. Abitato dai Clerici, una ricca famiglia di commercianti della seta, fu restaurato e impreziosito da Giorgio Antonio Clerici nei primi anni del ‘700, tanto da diventare una delle dimore più fastose della città: i magnifici saloni e la “galleria” del Tiepolo si possono visitare su richiesta.
Penultima tappa è il “Cordusio”, l’antica “Curtis Ducis”, sede dall’inizio del XX secolo dell’economia finanziaria della nascente industria italiana.
Le foto sull’ultimo pannello riguardano piazza Mercanti, con alcuni particolari della piazzetta medioevale e l’emblema della “scrofa semilanuta”, forse legata all’origine celtico-etrusca dell’antica Mediolanum, ritrovato durante la fondazione del nuovo Broletto (1233) e incastonato nella facciata di via Mercanti.
Il percorso espositivo si conclude con le riproduzioni in bianco e nero di fine ‘800 del Palazzo dei Giureconsulti, della “ vecchia pescheria” di via Mercanti e con un’immagine a colori, ripresa dallo stesso punto di osservazione, con piazza del Duomo visibile sul fondo.
L’ultimo scatto è dedicato alla statua di Ausonio, poeta del IV secolo d.C., che così ritrae la città:
“A Milano vi sono molte cose straordinarie: . . . numerose ed eleganti dimore, i fertili ingegni degli uomini ed i piacevoli costumi . . . , il circo, diletto del popolo, e la grandiosa costruzione, divisa a settori, del teatro. Vi sono, inoltre, una ricca moneta, il quartiere delle famose terme . . .
Dove è finita quella “città meravigliosa” che il poeta descrive nei suoi versi incisi sulla lapide del voltone del Palazzo delle Scuole Palatine?
Gli autori
(1) L’asse viario lungo corso Garibaldi e corso Como è uno dei più antichi di Milano: ricalca molto probabilmente una via preromana che collegava Milano al nord, attraverso Como e il suo lago, in celtico ‘comacino’.
Nel medioevo tutto ciò che si riferiva a Como diventa “Cumano” per cui troviamo “Porta Cumana” accanto all’antica dizione Comacina, trasformata ai nostri giorni in “Comasina”.
10 al 16 novembre: Esposizione Mostra - Porta Comasina e dintorni: "ieri, oggi"
Percorso storico: Marina Pizzarello
Fotografie: Diego Arnaboldi; Cesare Rainero; Ettore Campioni; Pia Boraschi; Silvana Malandrino
11 novembre ore 15.30: Inaugurazione con drink di benvenuto
Luogo: Negozio Civico CHIAMAMILANO - Corsia Dei Servi, 11 - Milano
Mezzi: MM S.Babila/Duomo
Ingresso libero.
In alto: Milano, veduta di Porta Garibaldi (ex Porta Comasina)
© 2006 Maurizio Codogno


