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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

POESIA CHE MI GUARDI

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Nella serata di venerdì 20 Novembre il Cinema Mexico ha proposto il nuovo docufiction di Marina Spada, già presentato come evento speciale all’ultima Mostra Cinematografica di Venezia.

“Poesia che mi guardi” è uno sguardo sulla vita della milanese Antonia Pozzi, una delle grandi poetesse dimenticate del secolo scorso, attraverso il racconto della voce narrante di Maria (interpretata da una brava Elena Ghiaurov), regista alter-ego della Spada, e con la partecipazione degli H5N1, un gruppo di studenti universitari che tappezzano le vie meneghine di affissioni poetiche, nella convinzione che tale diffusione in versi sia contagiosa, un po’ come il ceppo dell’aviaria (da cui il loro nome).

Le parole eterne della Pozzi riecheggiano di pari passo con foto dell’epoca, e con filmini rudimentali in bianco e nero, a mostrarci un’artista appassionata della vita, così come dell’arte. Perché, nella visione già moderna della poetessa, arte è uguale a vita. Ma, ahinoi, in un mondo (quello fascista, nonché maschilista degli anni ‘30) che privilegia la razionalità alle emozioni viscerali, dove anzi un talento come quello di Antonia viene bollato dall’elite come “disordine emotivo”; in un mondo dove una giovane di bella famiglia non può coronare l’amore per un docente liceale, non degno della di lei posizione: facile immaginare dove tutto ciò conduce. Le sue inquietudini esistenziali e la sua solitudine irreversibile diverranno ben presto “il ramo morto di tutti i giorni che restano”, unica e labile consolazione la stessa poesia. Fino alla scelta del suicidio in giovane età, a soli 26 anni.

La ricostruzione della “voce” e dello “sguardo” della poetessa è non solo accurata ma pure emozionante, grazie al lavoro di una regista a lei forse affine, ma anche grazie al contributo di un cast tutto al femminile nella sceneggiatura, nel montaggio, nella fotografia. Persino nella produzione. Uno sguardo “tutto al femminile” dell’anima e dei luoghi tanto cari alla poetessa. Per non obliarla una seconda volta.

 

(Massimo Gradia)

 

 

 

 

 

Foto in alto: Elena Ghiaurov  © Poesia che mi guardi

 

 

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