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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

PAISA' - Vita quotidiana nell'Italia liberata

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Si è parlato, spesso senza così grande cognizione di causa, dell’Italia coinvolta nella seconda Guerra Mondiale. In maniera un po’ troppo schematica dal ’43 al ’45 la cosiddetta Linea Gotica divide lo Stivale in due, con il nord in mano alla Germania nazista attraverso il formale governo fascista della Repubblica di Salò con a capo Benito Mussolini, e di un centro-sud retto dai Savoia ma dietro gli ordini degli “alleati” anglo-americani. Con questo nuovo libro il giornalista Romano Bracalini riprende una sorta di racconto ideale, interrotto a ridosso del conflitto, con la precedente opera (“Otto milioni di biciclette”, ndr) cercando di fare luce su quello che era la reale situazione di un paese liberato, almeno sulla carta dell’armistizio, ma nei fatti ancora occupato da un esercito straniero.

Una nazione distrutta nel fisico oltre che nello spirito che, con la disinvoltura poco invidiabile che spesso ci caratterizza, surroga l’alleato-invasore tedesco con quello americano, considerato che gli inglesi si fidavano abbastanza poco di noi e i francesi continuavano a considerarci dei traditori. Non a caso proprio i cugini transalpini, a cui il Duce dichiarò guerra non appena Hitler li aveva già sconfitti, non impedirono che le loro divisioni marocchine, temute perfino dal Reich, laddove passavano rapinassero, stuprassero, sia donne che uomini, e uccidessero, in alcune occasioni fermati dagli stessi soldati USA.

Grazie a una ricerca storica ineccepibile, la vita quotidiana del toscano, del laziale piuttosto che del napoletano o del pugliese, viene descritta in maniera spigliata e diretta, e soprattutto senza condizionamenti ideologici. Si alternano i dialoghi surreali tra soldati yankee e contadini che si esprimevano in dialetto, ma anche i mille sotterfugi per procurarsi alimenti e vestiti alla “borsa nera”, processi sommari a danno di poveri disgraziati (come sempre!), epidemie endemiche e una prostituzione a beneficio dei militari, gestita dagli stessi padri, mariti e fidanzati delle donne, a indicare che in alcuni frangenti della Storia la dignità quanto la vita non valgono proprio niente.

Un grande pregio di Bracalini, cronista nel racconto ma storico nel piglio, è che se da una parte evidenzia le responsabilità della sciagurata dittatura fascista, e del Re, che ha portato la nazione a ciò che è ritenuta la pagina più terribile della nostra storia, dall’altra non assolve nemmeno gli italiani, a ogni livello, ingenui ma al contempo anche furbi e, purtroppo, in larga misura grandi voltagabbana.

“Ogni democrazia che nascerà dopo lunga servitù, senza prender le necessarie garanzie contro le furberie dei suoi uomini, diventerà agevolmente la loro preda e il loro scherno” scrisse Edgard Quinet, storico francese, la cui massima viene ripresa a conclusione dell’opera. Con l’interrogativo che forse di certi problemi di ieri, mutatis mutandis, non ce ne siamo ancora del tutto liberati.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Romano Bracalini – Paisà. Vita quotidiana nell’Italia liberata

Le scie Mondadori – € 19.00

 

 


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