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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

OTTO MILIONI DI BICICLETTE

 

 

Per molti la Storia riguarda solo i suoi più importanti protagonisti, tuttavia valutare il Ventennio fascista esaminando solo il suo duce Benito Mussolini e i suoi maggiori alleati e antagonisti sarebbe riduttivo. Con “Otto milioni di biciclette” Romano Bracalini, giornalista (cronista, ex vicedirettore del TG3 e inviato speciale RAI durante la Guerra nei Balcani, ndr), scrittore e studioso di storia italiana racconta quella che era la vita dei nostri connazionali dal 1923, anno della Marcia su Roma, fino al 25 luglio ’43, con la capitolazione del Regime fascista e l’arresto di Mussolini.

Gli albori dei fasci littori inizia attorno al ’20 con un paese perennemente in sciopero e che diversamente avrebbe potuto diventare sempre una dittatura ma di stampo social-comunista. Un’Italia in ginocchio con oltre il 35 % di analfabeti e arretratezze che nemmeno lo stesso fascismo riuscirà a eliminare. Gli otto milioni di biciclette, non di baionette, erano quelli che permettevano agli italiani di muoversi, dato che una vettura popolare come la Topolino, dal costo di 8.900 lire, erano ben al di là delle tasche dell’italiano medio.

La narrazione affronta il mito fascista di cambiare la nazione e con essa gli italiani attraverso fenomeni aggregativi, dal dopolavoro alle organizzazioni giovanili, come i Balilla, fino alle colonie estive. Un tragicomico “mostrare i muscoli”, che non c’erano, di un popolo che faceva fatica a mangiare carne anche solo una volta la settimana. Il fascismo anticlericale della prima ora cede alle lusinghe del conformismo italiota, che si rispecchia senza problemi nel suo uomo della provvidenza, il Duce. Quello stesso fenomeno che porta gli intellettuali non solo ad autocensurarsi ma a glorificare enfaticamente e senza mai critiche le gesta di un regime provinciale e arretrato di cui sono parte integrante, e che poi in maggioranza rinnegheranno. Medesimo discorso per l’industria, editoria compresa, sempre suddita al potentato di turno, oltre che al proprio tornaconto. Una nazione diventata Impero, in cui convivono un Re, un Duce, e, dal Concordato del ’29, nei fatti anche un Pontefice. Un coacervo monarchico e bigotto di vecchia nobiltà decadente e di nuova creata ad hoc per gli alti gerarchi, in cui il fascio littorio è posto con disinvoltura accanto alla croce cristiana e lo stemma sabaudo. Il medesimo in cui il buon padre della famiglia cristiana e indissolubile si svagava nei bordelli di uno stato pappone, in un’Italia che a ben vedere almeno nello spirito, non è poi così diversa da oggi.

Realizzato con stile discorsivo in cui l’ironia fa sempre capolino oltre che documentato minuziosamente in ogni sua parte, il pregio di questo eccellente libro è il piglio con cui è stato scritto. A differenza di altri suoi colleghi, Bracalini vuole restare sempre un fedele cronista senza atteggiarsi mai a storico, e rimettendo sempre ai lettori il giudizio definitivo, con grande umiltà. Con la morale, iniziale e finale, per cui nessuna dittatura vive senza il fondamentale consenso della maggioranza. La stessa che, quando i tempi cambiano rinnega senza remore il suo stesso passato prossimo.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Romano Bracalini – Otto milioni di biciclette – Le scie Mondadori – 18,50 euro

 

 

 

 

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