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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

DAVID LACHAPELLE A PALAZZO REALE

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Benché la fotografia, dal fotogiornalismo alla pubblicità a messaggi di vario genere, sia sotto gli occhi di tutti, non sempre è adeguatamente considerata forse proprio per la sua versatilità. A interpretare la primaria capacità camaleontica di quest’arte è uno dei suoi massimi interpreti contemporanei, David LaChapelle, le cui opere sono in mostra a Milano.

Classe ’63, questo autore, detto anche il Fellini della fotografia, reclutato giovanissimo da Andy Warhol, ha realizzato tra le più importanti prime pagine dei maggiori magazine di moda e di musica, e viene degnamente considerato uno dei dieci più importanti fotografi americani. E’ inoltre autore di videoclip musicali, citiamo quelli per Gwen Stefàni e Macy Gray (in mostra, ndr), oltre che del corto “Krumped”, trasformato successivamente nel film “Rize”.

Le immagini presentate, conducono a un coloratissimo viaggio onirico con echi sicuramente tragici, e la scelta del rifacimento de “La zattera della medusa” in cartellone di copertina ne è probabilmente l’esempio più evidente. Le tragedie sono tuttavia mitigate da una forte ironia, ed è possibile individuare una ricerca nelle iconografie classiche, come la “Pietà” interpretata da Courtney Love, all’ingresso, o i polittici che vanno a formare diversi elementi di uno stesso discorso estetico. Le stesse istantanee di personaggi celebri, al di là della musa Amanda Lepore, alternano il mondo del cinema, Drew Barrymore, della moda, Naomi Campbell, e della musica, la rapper Lil’ Kim, fino a quello dell’immagine, con Pamela Anderson, oltre a efficaci ritratti in primissimo piano di Uma Turman, Leonardo di Caprio e Ewan McGregor. Ognuno viene reinventato protagonista di un’immagine rappresentativa una certa situazione ricreata ad hoc, e fornita di uno specifico messaggio.

Fra citazioni di Mario Giacometti, in “Spiritual Jetty”, Pierpaolo Pasolini ne il “Vangelo secondo Matteo”, con “Guilty Things”, e del maestro Warhol, le caricature della Monroe e della Taylor, i temi trattati passano da riflessioni sul mondo dell’immagine, a un malsano rapporto con il cibo fino al razzismo. Forse proprio per lo stile che oscilla da una forte sensualità sicuramente etero fino a rappresentazioni spudoratamente vicine alla realtà gay, con uno stile sempre e comunque sopra le righe, i messaggi veicolati passano quasi senza filtri. Anche la rappresentazione del mondo femminile, spesso in bilico fra caricatura e grottesco, è classica perfino quando la donna-bambola viene rappresentata dall’ex bagnina Anderson, Dolly Parton e le modelle di Playboy sono la rappresentazione. Una volta tanto coerenti le video installazioni nel backstage.

Se da una parte è sicuramente destinato a un pubblico che ne apprezza l’ironia e, almeno in parte il linguaggio, posso affermare che LaChapelle si candida come un moderno Arcimboldo, tanto irriverente quanto funanbolico.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Palazzo Reale – Piazza Duomo, 12 – Milano – Fino al 6 gennaio 2008. Orari: 9.30 – 19.30; giovedì fino alle 22.30; lunedì 14.30 – 19.30

Ingresso: 9/7.00 euro

 

 

 

 

 

In alto: David LaChapelle  ©  2005 Jorge Barrios


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