PUNTOELINEA BLOG STORY

2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

MICHAEL CLAYTON

 

 

Il protagonista del titolo è un ex procuratore distrettuale americano che sbarca il lunario svolgendo il lavoro sporco di togliere i suoi clienti dai guai che loro stessi hanno combinato. Con questa attività cerca di mantenere insieme i cocci della sua vita, da una parte cercando di instaurare un buon rapporto con il figlioletto e dall’altra cercando di togliere dalle peste il fratello minore. A un certo punto si imbatte in un caso apparentemente districabile che lo porta a rivedere il senso stesso della sua attività ma soprattutto della sua esistenza. Del tutto privo del fascino coatto e della voglia di giustizia un po’ ribellista anni ’90 di una Erin Brockovich, Michael Clayton è un personaggio maschile (non ispirato a una storia vera, ndr) di un cinema impegnato distante dall’epica alla Robert Redford anni ’70 solo apparentemente, e stilisticamente di sicuro dalle parti de “Il verdetto” (di Sidney Lumet, 1982, ndr) con Paul Newman.

Il personaggio a cui Clooney presta la faccia, e il resto, è totalmente antitetico al vincente, e un po’ surreale, Bill Ocean dell’omonima trilogia, ed è un perfetto protagonista dei nostri giorni. Simile agli antieroi dei romanzi di Graham Green, fa la cosa giusta più perché in fondo in fondo non può farne a meno che non per una vera e propria scelta etica, rivelando la sua profonda umanità. Buono anche il ruolo dell’antagonista, la camaleontica Swinton, sia negli attimi di privato malessere che nei momenti di pubblico esercizio di un ruolo disumano, perché all’interno di una certa logica, sempre e comunque, business are business, gli affari sono affari. Wilkinson, ex Full Monty, è un pentito fuori di testa apprezzabile, ed è degno di nota anche il ruolo di Sidney Pollak.

Buono il ritmo narrativo con un plot la cui matassa si snoda inizialmente già a due terzi dell’intera storia, ripercorrendo quanto è avvenuto prima con una lunga sequenza cronologica di flashback, accompagnata da una regia che dimostra di sapere quello che vuole, e che sa come ottenerlo. Efficace anche la fotografia della metropoli americana, immersa in un maltempo pessimista, che ci indica un’anima plumbea garantista con i forti e spietata con i deboli.

Finale a sorpresa piuttosto difficile da raccontare, più per come ci si arriva, con qualche minuto conclusivo di inquadratura per i titoli di testa dedicato al bel George. Ma solo per le sue fan.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Michael Clayton di Tony Gilroy, USA 2007, col.

Con George Clooney, Tilda Swinton, Tom Wilkinson

 

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