L'UOMO, LA BESTIA, LA VIRTU'

Rappresentato per la prima volta nel 1919 proprio a Milano sul palco del Teatro Olimpia, dopo quasi un secolo ritroviamo in scena L’uomo, la bestia e la virtù su un’altra storica ribalta del capoluogo lombardo.
La commedia nasce da una novella, Ritorno all’obbligo, nella quale Pirandello dipinge una vicenda al limite del possibile e tuttavia credibilissima. Paolino, integerrimo e rispettabile professore di Lettere e Lingue Antiche, è l’amante della bella e virtuosa signora Perella, moglie tradita e trascurata dal marito capitano di Marina. La relazione extraconiugale avrebbe potuto procedere tranquillamente se, a minare l’equilibrio degli amanti, non fosse sopraggiunta un’inattesa gravidanza. All’unica notte che il Capitano Francesco Perella trascorrerà sotto il tetto coniugale, prima di tornare in mare, sono affidate le speranze di Paolino: fare in modo che il capitano adempia ai doveri coniugali sarà l’unico modo per legittimare (almeno apparentemente) il frutto dell’amore proibito. Con l’aiuto del dottor Pulejo tutto si risolverà per il meglio, salvando le false apparenze e al tempo stesso l’autenticità di un sentimento che la società del tempo non è ancora in grado di accettare. Pirandello porta in scena un problema comico tradizionale che vede illustri precedenti nella letteratura cinquecentesca (Boccaccio in primis) dove numerosissime sono le trame basate sull’organizzazione di convegni amorosi all’insaputa (quando non contro la stessa volontà) dei protagonisti.
La scenografia di Marc Antonio Brandolin è costituita da un grande armadio da cui, di volta in volta, entrano ed escono i personaggi: in apertura e chiusura della pièce, essi appaiono disposti sulle mensole come le grottesche marionette di una favola allegorica in bilico tra cronaca e apologia morale. L’introduzione di arredi scenici ed il sapiente uso delle luci, trasformano progressivamente lo spazio scenico, creano efficaci suggestioni ambientali, rendono dinamica ed eloquente una scena ferma e apparentemente muta. Lo straniamento, fondamentale nella concezione pirandelliana del teatro, è ricercato con attenzione e ottenuto con efficacia. Si vedano ad esempio la scelta registica di sdoppiare ogni attore (fatta eccezione per i tre protagonisti) su due ruoli distinti ma tra loro complementari, l’introduzione di musiche e canzoni che non consentano la catarsi dello spettatore mantenendone vivo lo spirito critico, la ricerca di uno stile recitativo antinaturalistico e giocato su registri molteplici. Eccellenti registi e performers capaci (nei ruoli rispettivamente del professor Paolino e di Nonò Perella), Enzo Vetrano e Stefano Randisi realizzano pienamente la lezione del grande drammaturgo siciliano rendendoci un Pirandello autentico, immutabile nel tempo ma sempre straordinariamente nostro contemporaneo.
Al pathos di una vicenda dal sapore amaro con non celate finalità etico-didascaliche, si accompagnano una gustosa comicità ed un ritmo recitativo incalzante e corposo. Un lavoro molto ben riuscito, sorprendente per la profondità dello studio pirandelliano e la maestria nel veicolare la teoria drammaturgica nella dimensione pratica del fare teatro.
(Silvia Neri)
Giudizio: ***
TEATRO STABILE DELLA SARDEGNA
ASSOCIAZIONE CULTURALE DIABLOGUES
Presentano:
L’uomo, la bestia e la virtu’ di Luigi Pirandello
Personaggi e interpreti: Enzo Vetrano, Ester Cucinotti, Giovanni Morchella, Stefano Randisi, Antonio Lo Presti, Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi, Francesco Pennacchia
Regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Scene: Marc Antonio Brandolin
Costumi: Ursula Patzak
Milano, Teatro Carcano
Dal 5 al 16 marzo 2008
In alto: foto di scena © Teatro Carcano Milano


