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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

LES BONNES (le serve)

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Dapprima le due voci femminili –le due serve- (e intensa, commovente nelle sue incrinature, la voce di Franca Valeri) che strappano dal testo di Genet – quasi brandelli di carne - la loro configurazione fisica e l’apparenza sulla scena; poi le due figure: i corpi appassiti, i capelli ingrigiti, l’abito sobrio e severo (una divisa che è connotazione di stato e di ruolo).

Ecco le serve, le “caste dive” del dramma: un’opera noir, dove i sorrisi e i travestimenti,  amplificano gli orrori e i giochi “alle signore”, (veri giochi di ruolo) si reggono sulla complicità delle sorelle in  un impasto sado-masochista; e la voglia di massacro si assume in piccole quotidiane pillole: una coazione a ripetere da cui non esce.

La grande Assente, la padrona di casa che detiene chiavi e armi della loro prigione, irrompe quale miracolosa apparizione (un bonbon gigantesco, un cioccolatino di stagnola scintillante in un monumentale abito strutturato su una scala) nei loro onirici sogni di distruzione e di potere e li interrompe… per poco… fino alla prossima “recita”.

“Le serve”: una relazione di odio / amore delle due sorelle, fruste figure invecchiate e consunte; e frustrate nel desiderio ossessivo e inaridito di raggiungere, attraverso l’immedesimazione della parte, l’identità della Signora, la Madame: bella giovane, ricca di grazia e seduzione.

E’ un’identità che si nega, mai raggiunta; e che dà il via a perfide bugie, rivendicazioni sotterranee e pulsioni omicide irrisolte.

La vendetta finale è un’operazione alchemica, che passa dall’avvelenamento di Claire per mano di Solange, dietro richiesta della prima.

Il bicchiere di infuso di tiglio avvelenato è il sortilegio che compie la purificazione risolutiva.

Sulla scena del dramma un grande specchio deformante, inclinato sopra un letto macabro e sontuoso (i colori nero e oro ne sono ulteriore suggello) a suggerire la Divina, rimanda alle dimensioni ingrandite di Salvator Dalì; come, del resto, gli altri oggetti che calano dall’alto, sembrano uscire da una  pittura espressionista.

Dal testo potente di Jaen Genet uno spettacolo straordinario: la regia di Giuseppe Marini  ha scandagliato l’ombra e i suoi demoni in una rivelazione di luce abbagliante.

Franca Valeri, Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas ci offrono una superba interpretazione.

Scene di Alessandro Chiti: oniriche, bellissime; costumi di Gianluca Falaschi: di un esuberante splendore; musiche di Marco Podda: a suggerire il buio e l’abisso.

 

(Paola Raimondi)

 

 

Giudizio: ***1/2

 

 

 

 

LES BONNES (le serve) di Jean Genet

Uno spettacolo di Giuseppe Marini

 

Con Franca Valeri e Annamaria Guarnieri,

Varese, Teatro di Varese

Dall'11 al 13 marzo 2008

www.teatrodivarese.it

 

 

In alto: foto di scena  © Teatro di Varese


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