LES BONNES (le serve)

Dapprima le due voci femminili –le due serve- (e intensa, commovente nelle sue incrinature, la voce di Franca Valeri) che strappano dal testo di Genet – quasi brandelli di carne - la loro configurazione fisica e l’apparenza sulla scena; poi le due figure: i corpi appassiti, i capelli ingrigiti, l’abito sobrio e severo (una divisa che è connotazione di stato e di ruolo).
Ecco le serve, le “caste dive” del dramma: un’opera noir, dove i sorrisi e i travestimenti, amplificano gli orrori e i giochi “alle signore”, (veri giochi di ruolo) si reggono sulla complicità delle sorelle in un impasto sado-masochista; e la voglia di massacro si assume in piccole quotidiane pillole: una coazione a ripetere da cui non esce.
La grande Assente, la padrona di casa che detiene chiavi e armi della loro prigione, irrompe quale miracolosa apparizione (un bonbon gigantesco, un cioccolatino di stagnola scintillante in un monumentale abito strutturato su una scala) nei loro onirici sogni di distruzione e di potere e li interrompe… per poco… fino alla prossima “recita”.
“Le serve”: una relazione di odio / amore delle due sorelle, fruste figure invecchiate e consunte; e frustrate nel desiderio ossessivo e inaridito di raggiungere, attraverso l’immedesimazione della parte, l’identità della Signora, la Madame: bella giovane, ricca di grazia e seduzione.
E’ un’identità che si nega, mai raggiunta; e che dà il via a perfide bugie, rivendicazioni sotterranee e pulsioni omicide irrisolte.
La vendetta finale è un’operazione alchemica, che passa dall’avvelenamento di Claire per mano di Solange, dietro richiesta della prima.
Il bicchiere di infuso di tiglio avvelenato è il sortilegio che compie la purificazione risolutiva.
Sulla scena del dramma un grande specchio deformante, inclinato sopra un letto macabro e sontuoso (i colori nero e oro ne sono ulteriore suggello) a suggerire la Divina, rimanda alle dimensioni ingrandite di Salvator Dalì; come, del resto, gli altri oggetti che calano dall’alto, sembrano uscire da una pittura espressionista.
Dal testo potente di Jaen Genet uno spettacolo straordinario: la regia di Giuseppe Marini ha scandagliato l’ombra e i suoi demoni in una rivelazione di luce abbagliante.
Franca Valeri, Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas ci offrono una superba interpretazione.
Scene di Alessandro Chiti: oniriche, bellissime; costumi di Gianluca Falaschi: di un esuberante splendore; musiche di Marco Podda: a suggerire il buio e l’abisso.
(Paola Raimondi)
Giudizio: ***1/2
LES BONNES (le serve) di Jean Genet
Uno spettacolo di Giuseppe Marini
Con Franca Valeri e Annamaria Guarnieri,
Varese, Teatro di Varese
Dall'11 al 13 marzo 2008
In alto: foto di scena © Teatro di Varese


