L'ATTORE

“L’Attore” fu scritto da Mario Soldati nel 1970, e da subito Bosetti, regista di questo spettacolo, ebbe il desiderio di portarlo in scena.
Il romanzo è stato ridotto da Tullio Kezich.
L’ambientazione che viene creata è estremamente suggestiva: un teatro nel teatro di pirandelliana memoria.
Si narra la vicenda di quattro personaggi, legati fra loro da alterne vicende.
“Narratore” è un anziano attore che si ritrova a dover prestare aiuto ad un ex collega da tempo inattivo ed in difficoltà, e si ritrova coinvolto in faccende intricate, che coinvolgono l’attore, sua moglie, un amico di famiglia losco faccendiere, ed una misteriosa ragazza corsa assunta dai due coniugi come governante.
Guardiamo come attraverso la cornice di un quadro che viene dipinto sotto i nostri occhi, e la storia si snoda e si materializza in piccole scene che si legano le une alle altre, come se il proscenio fosse una seconda platea, ed un regista tirasse i fili dei burattini-attori.
L’atmosfera è di inquietudine, ombre, tasselli da aggiungere ad altri tasselli di una storia che si compone a poco a poco, per salti spaziali e temporali.
Come dice Bosetti, lo spettacolo è una libera creazione a partire dal romanzo.
I personaggi sembrano proprio dipinti sugli attori: personaggi vivi, umani ed imperfetti.
Lo spettacolo, si può dire, “esce” dal romanzo.
E vive, in carne ed ossa.
Non si sarebbe umani, se non si commettessero follie, riflette il narratore.
La fragilità dell’essere un essere umano è forse il vero protagonista.
(Gaia Gulizia)
Giudizio: ***


