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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

LA VIE EN ROSE

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Da quando le donne sono entrate nel dominio del mondo letterario, si discute se la scrittura, e in particolare la poesia, sia maschile o femminile, se l’appartenenza sessuale generi stili e forme dissimili, oppure se la scrittura sia da considerarsi, con la -s- maiuscola, indifferenziata.

Non è questo il luogo per rispondere a un quesito così ampio e complesso. Non neghiamo però di intravedere spesso nella scrittura delle donne temi ricorrenti quali un rapporto profondo e a volte contrastato col corpo, la maternità, il dolore fisico e psicologico, che senza dubbio caratterizzano biologicamente e quindi anche psicologicamente la donna, la quale poi produce testi anche formalmente legati a queste tematiche, con una lingua caratterizzata da un certo calore emotivo e da un forte impatto.

Molte sono ormai le poetesse del ‘900 divenute famose, da Antonia Pozzi e Ada Negri, per arrivare a contemporanee come Alda Merini, Patrizia Cavalli, Vivian Lamarque, Patrizia Valduga, solo per citare qualche nome in ambito nazionale.

È dunque utile e graditissima l’uscita di un’antologia di 12 Poetesse italiane (Nuova Editrice Magenta, Varese 2007), che presenta alcuni testi di 12 poetesse nate tra gli anni ’50 e gli anni ’70: Stefania Cadario, Maria Grazia Calandrone, Silvia Caratti, Marisa Ferrario Denna, Evelina De Signoribus, Alessandra Pellizzari, Marina Pizzi, Laura Pugno, Cecilia Rofena, Michela Turra, Paola Turroni, Maria Luisa Vezzali.

Non è facile trovare una linea comune, e anzi ci piace sottolineare l’originalità di ognuna, la voce particolare che deriva da studi ed esperienze di vita diversi. Entriamo in contatto con versi un po’ criptici e cerebrali (“Sospendi l’istinto / che ti spinge a dire / a giudicare sospinto / se spendi te d’istinto ardire”, C. Rofena), oppure con un canto più disteso e prosaico (“Si era fatta luce stamattina, con l’odore della plastica / che già evaporava nell’aria, la coperta avviluppata / che sembrava un gonfiore dell’asfalto”, E. De Signoribus). Anche in alcune di queste autrici si trova, come detto, l’ossessione del corpo, a volte violato (“Molte mani mi hanno penetrata / con spade come denti di leone / e rami di materia organica, S. Cadario; “la pazienza ha gli occhi della madre / ma anche le lacrime di Giuda / la pazienza sei tu / e il tuo indisponente esserci / anche quando il mondo non ha da darti / altro che il corpo / e il respiro del sole”, M. Turra).

Poesia del sogno, della lontananza, della nostalgia, del desiderio di tenerezza, a dire la tendenza tipicamente femminile a cercare un completamento nell’altro e attraverso l’altro: “E dunque, sappi, che in qualche modo / dovrò tirare avanti: / necessito di almeno una carezza / ogni tot di mesi, di un bacio, / di un qualche corpo estraneo / che non sia sempre il mio”; “Perché si deve amare chi non ci appartiene, / che era sconosciuto fino a qualche giorno prima?” (S. Caratti).

Varie e diverse queste voci, dunque, ma tutte forse allineate nella ricerca di un senso attraverso l’amore, certo, ma anche la lucidità dell’intelligenza, la tenacia, la fedeltà prima di tutto a se stesse, alla propria dignità. La fedeltà alla propria poesia, alla fine forse e quasi paradossalmente l’aggancio più forte con la realtà, non tanto o non solo quella esterna, ma soprattutto quella interna, della propria coscienza, come ben esprime M.F. Denna, i cui testi sono tutti incentrati sulla “tela di parole” che la poetessa disfa e riannoda nella solitudine dei giorni: “Parole - nella notte – di terrore / come sogni di bambini abbandonati. / Parole della neve e del suo bianco. / Chiuse finestre e porte / al buio, piango”.

 

(Paola Barni)

 

 

AA.VV. – 12 poetesse italiane – Nuova Editrice Magenta

 

 


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