LA SIGNORINA ELSE

Else chiusa in una scatola che la apre a noi.
Rossa come l’anima di cui è metafora, rossa come l’ira verso il sopruso, rossa come l’imbarazzo, rossa come l’abito e gli occhi dell’interprete.
Entriamo in lei e vediamo, ascoltandoli, i suoi pensieri impazziti.
In lei entrano anche i personaggi che affollano la sua mente convulsa, di un giorno in cui le viene chiesto per lettera, dai suoi stessi genitori, di salvarli dalla rovina economica, invocando aiuto al ricco amico di famiglia che certamente chiederà qualcosa di suo ad Else.
Scena essenziale: una panchina adagiata sul lago di uno specchio, ed un lampione occhiuto pendente come un salice rassegnato incorniciano la voce totale dell’attrice.
Schnitzler ci cattura con i suoi fini ghirigori psicologici, che suggeriscono una colonna sonora sinuosa anche con il silenzio.
Il corpo e gli occhi di Else ci parlano tanto quanto la sua voce.
Porgono parole che dovranno venire, e quelle che lei sta cercando di digerire ancora, dette da persone che credeva non avrebbero mai dato in pasto la sua anima al mondo.
Parole che creano pensieri di corpo, e che uccideranno il suo corpo.
Perchè il suicidio è “paradossale affermazione della volontà di vivere” (citando Schopenhauer dalle note di regia).
Il corpo nudo di Else, sarà sì offerto alla vista del signor von Dorsday, ma sarà ormai solo un involucro vuoto dell’anima che avrà rifiutato di vendersi, scegliendo di vivere.
(Gaia Gulizia)
Giudizio: ***1/2
LA RABBIA GIOVANE presenta:
La signorina Else di Arthur Schintzler
Drammaturgia e regia di Federico Olivetti
Con Cecilia Cinardi
Collaborazione alla regia Silvia Corsi
Coreografia Michela Lucenti
Scene e costumi Emanuela Dall’Aglio
Disegno Luci Alessandro Carletti
Pedagogia: Silvia Luzzi e Francesca Viscardi Legnetti
Milano, Teatro Litta (Sala Cavallerizza), c.so Magenta 24
Dal 25 ottobre al 2 novembre 2008
In alto: foto di scena © Mauro Petito
© Ufficio Stampa Teatro Litta


