PUNTOELINEA BLOG STORY

2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

LA REGINA DEI BANDITI

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La storia di Phoolan Devi, detta la “Regina dei banditi”, portata in scena da Mutamenti Compagnia Laboratorio al PiM Spazio Scenico di Milano, affronta il tema della violenza alle donne con estrema lucidità e disincanto.

Fin dall’esordio allo spettatore non sono concesse evasioni. La scenografia è ridotta all’osso con pochi elementi riconducibili ad un’ambientazione vagamente orientale; inevitabile quindi che l’attenzione sia tutta concentrata su di lei: Phoolan.

Attraverso la sola interpretazione di Sara Donzelli prende corpo la storia di questa donna indiana nata nel 1963 in una famiglia di pescatori di casta bassa, Mallah, nell’Uttar Pradesh. Abituata fin da piccola ad essere picchiata per motivi pressoché futili, a soli 11 anni Phoolan è costretta a sposare un uomo anziano e violento che le fa conoscere l’umiliazione brutale dello stupro.

Le crudeltà del marito non sono che l’inizio dell’inferno che l’attende: tornata al suo villaggio, viene imprigionata ingiustamente quando cerca di difendere la misera eredità paterna e costretta a subire ogni genere di tortura in carcere. Uscita di prigione è vittima di una banda di Dacoit, banditi di casta alta, che la rapiscono e la violentano.

Ma proprio in mezzo ai fuorilegge Phoolan comincia l’ascesa verso il suo riscatto: Vikram Mallah, leader dei banditi di casta bassa, uccide il capo dei banditi di casta alta e diviene l’amante di Phoolan. Affiancata da un uomo che per la prima volta non abusa di lei e le fa scoprire la tenerezza di un bacio, il suo primo bacio dopo anni di violenze, Phoolan diventa la “Regina dei Daicot”: sotto di lei la banda offre protezione ai contadini e ai lavoratori, rendendo omaggio dopo ogni scorribanda alla dea Durga Kali. Il destino però si accanisce ancora una volta contro di lei: Vikram Mallah viene ucciso in un agguato mentre Phoolan viene rapita e torturata nel villaggio di Behmai da ricchi esponenti della casta Thakurs, che si vendicano così della “cagna” Mallah. Fuggita anche da questo orrore, Phoolan si riunisce alla banda e fa strage dei suoi torturatori, scatenando però una sorta di faida tra caste.

Nel frattempo la fama della Regina dei banditi continua a crescere: la gente arriva a crederla la reincarnazione della dea Kali, mentre per il Governo lei rimane l’artefice di efferati delitti. Alla fine la leader Mallah negozierà le condizioni di resa, ma arriverà anche a sedere in Parlamento dove cercherà di battersi a favore delle donne e degli oppressi sino a quando non verrà assassinata nel luglio 2001.

Dalla splendida interpretazione di Sara Donzelli emerge chiaro l’orrore della vita di Phoolan, ma anche la forza intensa di questa donna nata “cagna” e morta da leader, perché Phoolan si piega, ma non si spezza.

Dalla piece è difficile non uscire quantomeno turbati: sul racconto delle violenze gli autori non si risparmiano e la tentazione di dire “basta!” da parte dello spettatore può essere forte.

C’è da chiedersi però se un racconto a tinte meno forti sarebbe stato altrettanto efficace: forse no. Troppe volte di fronte ad episodi di violenza sulle donne si chiudono gli occhi, si cerca di giustificare in qualche modo l’atto parlando di contesti deviati, di atteggiamenti provocatori da parte delle stesse vittime, o peggio ancora ci si nasconde dietro stupidi pretesti religiosi.

Il merito di quest’opera scritta da Federico Bertozzi e diretta da Giorgio Zorcù è quello di scuoterci: quante Phoolan Devi sono presenti tra noi? E non penso solo ad Aung San Suu Kyi, o a Benazit Bhutto, o a Ingrid Betancourt, per citare solo alcune delle testimoni più note e contemporanee della difficoltà di essere donna e di imporsi come donna tra i poteri forti maschili.

Phoolan Devi è anche la donna sfruttata per strada, la casalinga picchiata in casa dal marito, la bambina violata dal padre, e tutte quelle donne che ogni giorno sono vittime di violenze fisiche e psicologiche da parte della società.

Phoolan sfida gli uomini sui loro stessi campi: più loro violano la sacralità del suo corpo, più lei viola i tabù dei loro poteri. Guida banditi uomini, spara con i loro fucili, detta le condizioni della sua resa, s’impone in politica.“La Regina dei banditi” non ci dice che il riscatto delle donne avviene facilmente e in modo indolore; non ci assicura neppure che possa riuscire fino in fondo visto che Phoolan alla fine viene assassinata. Ma un invito c’è ed emerge chiaro alla fine della piece: le donne non sono una specie protetta per la quale studiare leggi speciali e creare spazi appositi. Le donne devono vivere e sapersi imporre nella stessa società dei colleghi uomini, rompendo quel muro di finta protezione e dipendenza che da secoli le tiene emarginate.

Phoolan Devi insegna: una donna si piega, ma non si spezza! 

 

(Mariangela Bonesso)

 

 

Giudizio: ***

 

 

 

 

MUTAMENTI COMPAGNIA LABORATORIO:

 

 

La Regina dei banditi di Federico Bertozzi

Con Sara Donzelli, regia di Giorgio Zorcù

 

Musica: Carlo Gatteschi

Video: Michele Nanni

 

Milano, PiM Spazio Scenico, via Tertulliano 68/70

Dal 22 novembre al 2 dicembre 2007

www.pimspazioscenico.it

 

 

 

 

 

 

Foto in alto: Phoolan Devi (1963-2001)

 

 

 

 

 

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