LA MILANESIANA 2007 - L'Assoluto della tradizione

Penultimo appuntamento dal titolo “Assoluto e relativo”, stavolta presso gli Arcimboldi, per la prestigiosa rassegna “Milanesiana – Letteratura, musica, cinema”, giunta alla sua VIII edizione. Dopo il benvenuto di rito della sua intelligente organizzatrice oltre che ideatrice, Elisabetta Sgarbi, la parola è andata a Daniela Benelli, assessore alla Cultura della provincia di Milano e al suo omologo presso il Comune, un pacato ma sempre frizzante Vittorio Sgarbi, del tutto casualmente fratello della curatrice della manifestazione.
Dopo un’introduzione di Mario Andreose, coordinatore dell’evento, la parola è andata al primo ospite d’eccezione, Umberto Eco. Partendo dal dipinto “Conoscenza dell’assoluto” di Magritte, i concetti toccati da uno dei massimi intellettuali italiani (non a caso viene citato come uno dei primi autori di “Lascia o raddoppia” del Mike nazionale, ndr) hanno spaziato in lungo e in largo in un dotto pastiche trilingue fallosamente in bilico tra la lezione universitaria e il cabaret. Partendo da concetti quali relativo e assoluto e olismo, e passando per Nietzsche e Dante (ma Eco a differenza di Benigni non è un attore, e purtroppo si vede, ndr) per arrivare a relativismo e assoluto religioso, non è stata risparmiata un’intelligente disamina critica anche a testi quali “Senza radici” di Marcello Pera, scritto con il contributo l’attuale pontefice Josef Ratzinger, e “Contro relativismo” di Giovanni Jervis. Quest’ultima parte, in realtà riepilogativa dell’intero intervento e sicuramente molto interessante si è purtroppo perduta nell’intera filippica, un raffinatissimo e ironico cabaret intellettualistico, esteticamente dotto oltre che barocco alla Baricco (di cui Eco è, seppure indirettamente, uno dei mèntori, ndr), durato oltre un’ora. In compenso non è stata presentata nessuna connessione logica tra questa esposizione e il successivo concerto, che avrebbe potuto tranquillamente essere un documentario sul Lupo della Tasmania o una rappresentazione di teatro No. A ennesima dimostrazione che gli intellettuali italiani, da Benedetto Croce in poi non considerano il linguaggio musicale alla pari delle altre arti principalmente perché ne conoscono e capiscono davvero troppo poco.
Dopo la premiazione del professore è appunto toccato ai Berliner Philharmoniker Cellist, un ensamble di dodici violoncellisti, con il concerto dal titolo “The Dance Of The World”. Come ha acutamente osservato Andreose, il violoncello , oltre a un timbro e un’estensione vocale simile alla voce umana possiede una duttilità davvero sorprendente. Questi dodici musicisti hanno deliziato il pubblico con l’intrigante esecuzione di brani degli autori più vari, da Dmitrij Sostakovic a George Gershwin per passare a Sergio Mendez, con un’ironica “Mas que nada”, a Ennio Morricone, con il suggestivo “L’uomo all’Armonica” da “C’era una volta il West”, di Sergio Leone, fino al bis, il tema de “La strada”, di Nino Rota, dall’omonimo film di Federico Fellini.
(Alex Miozzi)
La Milanesiana 2007 - L'Assoluto della tradizione
Con Umberto Eco, Berliner Philharmoniker, Mario Andreose
Milano, Teatro degli Arcimboldi, lunedì 9 luglio 2007 ore 21
Foto in alto © www.berliner-philharmoniker.de


