LA MACCHINA DA PARLARE

Grazie alla traduzione di Davide Carnevali, la drammaturgia catalana di Victoria Szpunberg ha fatto capolino allo Spazio Scenico di via Tertulliano, in questo primo week-end di Febbraio.
Una storia agro-dolce assai surreale, che affronta il tema della solitudine, della difficoltà di comunicazione, dell’umana dipendenza dall’altro. “La macchina da parlare”, ovvero una donna che presta servizio in qualità di macchina da conversazione, è un po’ l’emblema dei mali moderni. In un triangolo che vede protagonista, oltre al padron Bruno, un enigmatico “cane che dona piacere”, anch’esso un ibrido di bionica umanità, “un poco gigolò e un poco poeta”. Inevitabile il guazzabuglio sentimental-amoroso.
Ma lo spettacolo scorre tutto sommato leggero, brillante, con equilibrato dosaggio fra i vari passaggi comici e i momenti carichi di drammaticità. Convincenti anche le prove dei tre attori protagonisti. In particolare Ginevra Notarbartolo, che pur sostituta dell’ultima ora, è riuscita con la sua interpretazione ad emozionare gli animi romantici presenti in sala.
Assolutamente da vedere.
(Massimo Gradia)
Giudizio: ***
La macchina da parlare di Victoria Spunzberg
Traduzione di Davide Carnevali
Con Gianfelice Facchetti, Ginevra Notarbartolo, Gianfranco Teodoro
Regia di Victoria Szpunberg
Milano, PiM Spazio Scenico, via Tertulliano 68/70
Dal 1° al 3 febbraio 2008
In alto: foto di scena © 2008 PiM Spazio Scenico


