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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

LA GUERRA CHE NON SI PUO' VINCERE RACCONTATA DA DAVID GROSSMAN

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Sembra sempre molto facile parlare di una guerra, in genere con un rapporto direttamente proporzionale alla distanza che ci separa dai luoghi dei combattimenti. In Italia si discute spesso del conflitto israelo-palestinese con disinvolta leggerezza, e a seconda degli orientamenti politici si tende a prendere le parti degli uni piuttosto che degli altri in maniera univoca e superficiale.

Per chi fosse interessato ad approfondire questa problematica, all’oggi purtroppo ancora irrisolta, consiglio “La guerra che non si può vincere”, di David Grossman (da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo, con adattamento teatrale a cura di Eugenio de’Giorgi, presentato per la prima volta a Milano, presso il Teatro Olmetto, domenica nove settembre 2007 e riproposto in calendario nel gennaio di quest’anno, ndr). Si tratta di una raccolta di articoli redatti in occasione dei più importanti avvenimenti, dagli accordi di Oslo del 1993 tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, all’assassinio del primo ministro israeliano nel novembre del ’95, fino all’approvazione, nel 2002, della costruzione del muro tra Israele e la Cisgiordania.

Il suo racconto dei fatti, perché da quelli si deve sempre partire, e le loro successive valutazioni risultano di una chiarezza cristallina. Partendo da quello che è il retroterra culturale, ed emotivo, degli israeliani, senza dimenticare mai quello dei palestinesi, le considerazioni conseguenti sono sempre logiche e molto dirette. Non viene risparmiata alcuna critica né ai rappresentanti del suo governo, che si sono succeduti in quest’arco di tempo, né ai terroristi palestinesi di Hamas, ne più ne meno descritti per quello che sono. Alla fine, a prescindere da come si voglia affrontare il problema, il risultato è quello dell’inutilità di un conflitto tra due popoli, l’israeliano e il palestinese, incredibilmente simili sotto parecchi aspetti, e che da questa sanguinosa mattanza hanno soltanto da perdere entrambi.

Sottolineo anche che l’intelligente messaggio di pace trasmesso da questo libro (pubblicato per la prima volta in Italia nel 2003, ndr) non è minimamente paragonabile al pacifismo da slogan tanto di moda in questi ultimi periodi. Una volta tanto un vero intellettuale riconosciuto a livello internazionale, che non si ricordi per l’acconciatura, l’abbigliamento e per la provocazione fine a sé stessa, ma per il tentativo di svegliare le coscienze, a partire dai suoi stessi compatrioti. A titolo di cronaca ricordiamo che un anno e mezzo fa, circa, Grossman ha perduto uno dei suoi due figli (indicato da tutti come non violento e, anzi, di grande umanità anche nei riguardi delle popolazioni arabe palestinesi) durante una ricognizione, mentre stava prestando servizio militare.

 

(Alex Miozzi)

 

 

David Grossman – La guerra che non si può vincere

Piccola Biblioteca Oscar Mondadori – 8,40


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