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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

LA GUERRA CHE NON SI PUÒ VINCERE

 

 

La guerra non è soltanto terribile, ma è anche strana. Costringe all’odio, alla paura e alla lotta persone che diversamente potrebbero convivere serenamente. Questa è la base di quel che racconta, attraverso l’arma della letteratura, lo scrittore israeliano David Grossman, presente alla drammatizzazione del suo “La guerra che non si può vincere”, presentato per la prima volta presso il Teatro Olmetto la sera di domenica nove settembre (lo spettacolo è tuttavia inserito nel calendario teatrale dal 10 al 27 gennaio 2008, ndr).

L’adattamento teatrale, a cura di Eugenio de’Giorgi che ne ha curato anche la regia, perfettamente nello spirito dell’opera letteraria, racconta di tre coppie di persone, tre storie terribili e al contempo di un’umanità profonda. Due amici, uno ebreo e l’altro palestinese, due donne ebree e due ragazzi, sorella e fratello (quest’ultima coppia inserita dal drammaturgo italiano, ndr) questi al termine di un pericoloso servizio militare, vivono affrontando la minaccia quotidiana di una guerra che dilania soprattutto la gente comune di questi due popoli. Tra un sipario e l’altro intermezzi sonori di radiogiornali che annunciano di vittime, attacchi suicidi e rappresaglie, in cui la guerra è una minaccia tutt’altro che fantasma, che può colpire vigliaccamente senza risparmiare niente e nessuno. Malgrado un epilogo prevedibilmente drammatico (ricordiamo la tragica scomparsa del figlio dell’autore israeliano un anno or sono, mentre svolgeva il proprio servizio militare, ndr) e passaggi decisamente commoventi al limite dello straziante, il messaggio proposto è comunque positivo. Il perché questa guerra non la potrà vincere nessuno emerge dal dialogo dei due amici, due uomini di intelligenza e buon senso che riescono a superare i propri pregiudizi e a condannare con onestà intellettuale le nefandezze compiute da entrambe la parti. Buona la performance degli attori e complessivamente, grazie anche a elementi che vanno dalla musica alle luci fino all’allestimento scenografico, davvero azzeccato il senso generale del messaggio.

Al termine della pièce la parola è andata proprio a Grossman, proveniente direttamente dal festival del libro di Mantova, che con l’aiuto dello stesso De'Giorgi, di un’interprete e di un pubblico preparato ha approfondito il senso del proprio pensiero. Gli argomenti affrontati hanno visto il ruolo degli intellettuali palestinesi di cui l’autore ha sottolineato l’importanza, malgrado il loro ruolo risulti abbastanza marginale a causa di un’evidente censura, oltre alla presenza di testi di autori israeliani, compresi i suoi ovviamente, tradotti in arabo, distribuiti e letti in tutta quell’area. Lo scrittore ha poi sottolineato una certa immaturità, almeno fino a oggi, manifestata dalla politica dei rappresentanti sia di Israele che dei palestinesi, oltre all’intermittente ruolo di mediazione svolto dagli altri paesi. Se gli USA sono stati colpevoli di non avere fatto effettivamente quasi nulla, Grossman ha auspicato un intervento internazionale da parte delle nazioni europee, e in particolar modo dell’Italia. Se con un certo humor, ha ammesso che se per l’uomo comune vivere in quell’area può essere terribile, diversamente per uno scrittore gli spunti di narrazione sono tanti e tali da permettere di raccontare sempre una storia. Ha comunque ribadito che tutti devono ormai rendersi conto è che sia israeliani che palestinesi sono stufi di vivere intrappolati nella paura quotidiana di morire a causa di efferate azioni terroristiche o militari, in entrambi casi prive di senso se a morire sono bambini, donne o comunque civili inermi.

 

(Alex Miozzi)

 

 

Giudizio: ****

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE TEATRALE DUENDE presenta:

 

La guerra che non si può vincere di David Grossman

Adattamento e regia di Eugenio de’ Giorgi

 

Con Alberto Faregna, Andrea Brancone, Amanda Sanni, Miriam Camerini, Giovanna Neiger, Mattia Preti

 

Milano, Teatro Olmetto, in anteprima di stagione

Domenica 9 settembre 2007 ore 21

www.teatrolmetto.com

 

 

 

 

 

Foto in alto  © Angelo Redaelli

 

 

 

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