IL PAPA' DI GIOVANNA

Altro viaggio nel tempo per Avati, che questa volta ambienta il suo racconto nella Bologna che va dal 1938 fino al conclusivo epilogo, nel ’52. Come hanno già svelato i media, anche per la presenza della pellicola al Festival del Cinema di Venezia, è la storia di un padre sognatore che per eccessivo amore arriva a rovinare la figlia Giovanna, inguaiando sé stesso e compromettendo letteralmente tutti i rapporti con gli altri. L’ossessione dell’uomo, una maschera tragica degna di Checov, è bilanciata dalla sua miopia circa le reali problematiche della ragazza, sintetizzabili in un conflitto piuttosto netto con la realtà, che la porta a commettere addirittura un omicidio.
Una prosa cinematografica onesta che affresca fedelmente quell’epoca, con qualche ingenua malizia ma senza ipocrisie né la pretesa di farne un film storico. Un cast di tutto rispetto, Ezio Greggio compreso, con in testa proprio Orlando, vincitore a buon diritto del Leone d’Oro come miglior attore, regge diligentemente il gioco dall’inizio alla fine, senza sbavature. Indicata la colonna sonora scritta e diretta da Riz Ortolani.
Circa le accuse di misoginia di cui soffrirebbe il cinema di Avati, personalmente non ne ho rilevato neanche l’ombra, per lo meno in questo caso. Al contrario, questo regista tratta con grande rispetto, narrativo e umano, anche le figure minori, vedi il tragico personaggio interpretato da Serena Grandi in sedia a rotelle. Quello che, diversamente, è da sottolineare, è che per lo spettatore difficilmente riesce a scattare un vero processo di identificazione anche solo per uno di questi personaggi, in un modo o nell’altro tutti al limite.
Un buon film italiano in grado di raccontare una storia italiana senza inventare nulla, in un periodo che per certi versi, quanto a etica vacillante, forse non è così lontano dal nostro.
(Alex Miozzi)
Il papà di Giovanna di Pupi Avati
Con Silvio Orlando, Alba Rohwacher, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher
In alto: locandina film © mymovies.it


