IL FUNERALE DEL PADRONE
E’ ritornata sul palcoscenico, a distanza di quasi 30 anni, la commedia in atto unico tratta dallo spettacolo di Dario Fo del 1969: “Legami pure, tanto spacco tutto lo stesso”. A rappresentarla, per il 2° anno, una combriccola di attori neodiplomati guidati da un giovane e talentuoso regista, Massimo Di Michele.
La pièce, riadattata in chiave moderna, racconta dello sciopero messo in atto dagli operai di una fabbrica e del successivo tentativo di sgombero da parte della polizia. Gli scioperanti si vedranno costretti ad inscenare un finto funerale, quello appunto del padrone, pur di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul loro sfruttamento e sui rischi per l’incolumità nel luogo di lavoro.
Geniale la trovata dell’autore di introdurre la finzione dentro la finzione, il teatro dentro il teatro. Ecco che il dramma si trasforma in burletta, e si evidenziano ancora di più i drammatici risvolti della classe proletaria. Bravo il regista ad assecondare il richiamo sociale e civile originale, relativo non solo alla libertà di espressione, ma anche e soprattutto ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori. Tema quanto mai attuale. Inquietante prendere atto che vi sono più morti “bianche”, che morti in guerra.
Ma va detto altresì, che alcune trovate non funzionano appieno nella ricontestualizzazione moderna. E manca in alcuni momenti ritmo e coinvolgimento: si ha come la sensazione di una rappresentazione in corso d’opera… Ma pur tiepidamente, si ride e si riflette.
Mètateatro.
(Massimo Gradia)
Giudizio: **
Produzione TEATRO ELISEO:
Il funerale del padrone di Dario Fo
Con Angelo Argentina, Lidia Miceli, Cristina Gardumi, Maria Laura Caselli, Alessandro Casula, Francesco Mastrorilli, Alessandro Scaretti, Alessandro Moser, Piergiuseppe Di Tanno, Nicola Nicchi
Regia di Massimo Di Michele
Musiche: Paolo Terni
Scene: Mariuccia Pisani
Costumi: Marco Dell’Oglio
Disegno Luci: Alessandro Carletti
Coreografie: Giacomo Corvaglia
Milano, Teatro Litta, c.so Magenta 24
dal 7 al 18 novembre 2007
In alto: foto di scena © Ufficio Stampa Teatro Litta


