IL DIVO

Premiato a Cannes, e molto discusso da noi, questo racconto, che in realtà non può né vuole essere una biografia, racconta le gesta del senatore a vita Giulio Andreotti. Gli anni sono quelli che vanno dal poco prima di Tangentopoli fino al termine della sua disavventura processuale che lo ha visto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’arco di tempo che Indro Montanelli ha definito “gli anni di fango”.
Il personaggio che emerge da questa storia, perché sempre di fiction si tratta, è, per scelta stilistica, tanto eccessivo per difetto da risultare quasi da operetta. Ma al Divo, così come ai suoi “antagonisti” cha vanno dal fondatore, ed ex direttore, del quotidiano “La Repubblica” Eugenio Scalfari all’ex procuratore capo di Palermo Gian Carlo Caselli, e “alleati”, dall’ex Presidente delle Repubblica Francesco Cossiga al suo braccio destro franco Evangelisti, non viene risparmiato niente. I suoi presunti incontri con il boss Totò Reina si alternano con la possibile elezione di Andreotti a Presidente della Repubblica (che andò Oscar Luigi Scalfaro dopo l’omicidio di Giovanni Falcone a Capaci nel maggio ‘92, ndr), e si mescolano con i rapporti stile familia cum clientes (della Roma antica, ndr) del suo imbarazzante entourage, di cui facevano parte i redivivi Paolo Cirino Pomicino e Giuseppe Ciarrapico, ancora in circolazione.
Il giudizio su questo moderno e sferzante Talleyrand, e su quella che effettivamente è la sua precisa concezione di ragion di stato e ragion politica, viene lasciata allo spettatore. Ciò che inevitabilmente emerge è la caratura di una figura che ha iniziato a fare politica temporibus illis con Alcide deGasperi, è stata per ben sette volte Presidente del Consiglio e oltre quaranta volte ministro, è uscito assolto praticamente da ogni procedimento, parlamentare o giudiziario, che l’ha visto protagonista, è passato indenne dall’inchiesta di Mani Pulite (che ha quasi spazzato via un’intera classe politica e cancellato colossi partitici come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, ndr) e, a dispetto di tutto ciò, ha mosso querela soltanto una volta in vita sua.
Una pellicola nel suo complesso abbastanza difficile da descrivere intanto perché l’autore gioca su diversi stili, da quello proto-investigativo-poliziesco, un po’ alla “Romanzo criminale”, fino al quasi grottesco, così definito per esigenze di mera classificazione di genere. Il risultato è comunque un pastiche originale, con il merito di sorprendere, divertire, commuovere ma anche far riflettere circa avvenimenti assolutamente già noti alla cronaca, e alla storia italiana recente.
Entusiasmante la colonna sonora, che spazia dalla “Dance macabre” di Camille Saint-Saens al Renato Zero de “I migliori anni della nostra vita”.
(Alex Miozzi)
Il divo di Paolo Sorrentino
Con Tony Servillo, Anna Bonaiuto
In alto: locandina film © mymovies.it


