IL CASO ARTISITCO DI GABRIELE DE STEFANO

L’arte, quella letteraria quanto quella figurativa, sembra procedere per casi, in alcuni frangenti addirittura umani. La simpatica provocazione contenuta nel titolo della mostra dedicata all’opera di Gabriele de Stefano, grazie anche alla presentazione di Philippe Daverio, coautore anche dell’omonimo, e apprezzabile, catalogo della mostra proposta presso la Galleria Blancheart, sembrerebbe andare in questo senso.
Tra quasi megalografie, oltre i due metri, e lavori non più grandi di un foglio A4, si alterna la sua opera, in un tripudio cromatico di frutta, foglie e foreste, tra indio raffigurati in maniera tanto realistica da risultare fotografica, e destrutturazioni al limite dell’astratto. L’evidente horror vacui, carico all’inverosimile, testimonia un chiaro slancio anticonformistico che sembra volontariamente disinteressarsi del panorama artistico contemporaneo.
Ci preme sottolineare che rispetto ad altri artisti di nome, De Stefano, che sa disegnare come dipingere alla maniera classica, ha optato scientemente per questo stile assolutamente non come ripiego. Il risultato è un linguaggio contemporaneo maturo ma zeppo di giovanile vitalità a ogni livello, anche quando dipinge giganteschi insetti colorati, rielaborazioni di maschere tribali che sembrano volere uscire dai quadri o quando a essere raffigurato è addirittura un teschio, che sembra quasi sorridere.
L’opera di questo Eroe dei Due Mondi dell’arte, in bilico tra il nostro e il Sud America, parte dagli anni ’70 e arriva a oggi con l’invidiabile freschezza di un esordiente settantenne fuori pista, testuali parole di Daverio, in una rappresentazione artistica onirica e un po’ teatrale di grande appeal, aggiungo io.
(Alex Miozzi)
Milano Galleria Blancheart, Piazza Sant’Ambrogio, 4
Dal 13 al 28 novembre 2007


