GOOD FRIDAY NIGHT

Un’atmosfera particolarissima data dal luogo, un titolo accattivante, la collaborazione dal vivo di musicisti che preannuncia un interessante e stimolante connubio tra arti che cercano nuovi linguaggi e punti di contatto per rinnovarsi: tutto questo lascia presagire e ben sperare un spettacolo per lo meno interessante. E invece no!
Ogni aspettativa viene spazzata via da una messa in scena debolissima. A fatica si arriva stremati al finale, dopo che la speranza di una ripresa dello spettacolo ci ha già abbandonati da un pezzo, attraversando un’accozzaglia di banalità posticce.
Il problema principale è senza dubbio il testo: un viaggio mal organizzato nei luoghi comuni più in voga del momento, con un labile tentativo di dare un senso ad una serie di stereotipi che si susseguono come espedienti sbiaditi che cercano di dare una qualche forza al dramma.
Si vorrebbe raccontare la storia di una giovane ragazzina, che rimasta incinta, ha abortito a causa di un gigantesco complesso edipico e di competitiva inferiorità verso la madre (spesso citata ma che non appare mai in scena) che non riesce a gestire e pertanto cerca in suo padre (ogni allusiva insinuazione ad una relazione strana tra i due è volutamente fatta emergere) un appoggio che infatti ottiene: insieme a lui trova il coraggio per suicidarsi, anche se il prete l’aveva ammonita di non ripercorre la strada di una zia che aveva commesso lo stesso vergognoso peccato.
Che dire? Ce n’è per tutti i gusti: intrighi familiari, bambini, suicidi, preti con la coda da scorpioni, dottori psicologi-psicanalisti che tentano di interpretare i sogni della ragazzina. Il risultato non solo è improbabile, ma quasi ridicolo.
I due attori che ricoprono tutti i ruoli non riescono ad acquistare credibilità. Gli espedienti registici servono solo per aumentare il guazzabuglio confuso di elementi sovrapposti: ecco che la ragazzina diventa cappuccetto rosso e il suo amico motociclista il lupo cattivo, ecco che il dottore (tentativo pessimo di riprendere l’antica tradizione del dottore della commedia dell’arte) porta – unico personaggio- una maschera indossata terribilmente e senza sapienza dagli attori, ecco che la giovane si addormenta in un sonno strano e ci rimanda alla bella addormentata, ecco che la morte arriva vestita di nero, mette un sacchetto i testa alla ragazza e insieme, abbracciati incominciano a ballare (se non è un cliché fuori dal tempo questo!). Ecco. Ecco. Ecco quello che rimane di ‘Good Friday night’….la sensazione che certe trovate semplicistiche per raccontarci un sentimentalismo finto bordato di luoghi comuni (che i media cercano di darci in pasto ogni giorno) non dovrebbero neanche entrare in teatro.
Il tentativo di svecchiare il testo con parolacce e termini giovanilistici e l’intervento –apprezzabile, ma assolutamente senza alcune legame ne senso- di ravvivare il tutto con musica dal vivo sono inutili sforzi. Pochi metri più in là le opere esposte all’interno della rotonda della Besana splendono nel contrasto. Sono loro l’ elemento più forte, e richiamano e catalizzano l’attenzione dei presenti, schiacciando e oscurando qualsiasi improbabile movimento che avviene in scena.
Giudizio: *
LA GIOSTRA DELL’APOCALISSE Presenta:
Good Friday Night di Vitaliano Trevisan
Con Graziano Piazza e Valentina Picello
Regia di Fabrizio Parenti
Musiche: Giovanni Mancuso
Ensemble Sentieri Selvaggi: Valentina Danelon (violino e violino piccolo), Marco Ricci (basso elettrico) e Andrea Rebaudengo (armonium elettrico e celesta)
Promozione e produzione Comune di Milano, Outis-Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, Sentieri Selvaggi e Scenaperta-Polo Teatrale dell'Alto Milanese.
Milano, Rotonda di via Besana, via Enrico Besana 15
Dal 22 al 25 giugno 2008
www.outis.it/lagiostradellapocalisse
Foto in alto: ombrelli © Sven Prim


