DONNE IN PARLAMENTO

Sporco e maleodorante (non solo metaforicamente). Il trionfo della grettezza e del cattivo gusto. Un’ora e quarantacinque minuti a tratti imbarazzanti per il pubblico e per il critico. L’olimpica teatralità ellenica delle origini trasformata in una sarabanda quasi selvaggia. Aristofane ed i commediografi suoi contemporanei non si potevano certo considerare squisiti e delicati nelle loro creazioni, tuttavia il rispetto per il teatro come forma espressiva e per la sua platea non veniva mai meno. Nel lavoro di Serena Sinigaglia ho trovato tutto questo elevato al massimo esponente.
La trama di Ecclesiàzuse (Donne in Parlamento) nasce come qualcosa di assai curioso: un gruppo di intraprendenti donne si travestono da uomini e, presentatesi all’assemblea della polis, con le loro idee conquistano il potere ed il comando della città. In sostanza il loro programma di governo si basa sul concetto di comunità dei beni materiali e sul libero godimento dei piaceri sensuali con diritto di precedenza a brutti e vecchi. Grande fu il successo di pubblico già dal suo debutto, nella Grecia del 392 a.C.
Nel cerchio magico del Teatro Studio di Milano, eccellente palcoscenico delle nuove leve del teatro italiano, Aristofane ritorna oggi in scena, trascinato per la barba, da una giovane registra furibonda e dissennata. Già dal suo ingresso nel foyer del teatro, il malcapitato pubblico viene investito dagli attori che “creano l’atmosfera”: strilli, scope che sfiorano le teste, figuranti che importunano gli spettatori tra lo sbigottito e il divertito (ma siamo ancora all’inizio…). Inizia lo spettacolo. Il prologo è affidato ad un’ubriacona, fasciata di stracci, che sbiascica il tema della messinscena. Segue un’orda di donne che si agitano, strillano, picchiano sulla pentole balzando con scimmieschi movimenti su un’accozzaglia di tavoli; i personaggi maschili sprofondano nella grettezza della soddisfazione immediata delle esigenze primarie: mangiare, copulare ed andare di corpo – il tutto rigorosamente espletato in scena, giusto per non lasciare nulla alla fantasia. L’ambientazione riflette appieno la sciatteria delle scelte recitative: un fondale color bronzo, la moquette foderata di plastica (per non imbrattarla con il liquido dal nauseabondo effluvio che fungerà da vino nel banchetto finale), sedie scheggiate, pentole ammaccate ed un mucchio di tavoli di forma e altezza differente. Le musiche originali composte da Carlo Boccadoro risultano rumorose e popolaresche, “elegantemente” ispirate agli stornelli romaneschi. A coronare il tutto, un coreuto con stivale di pelle, cappotto bianco, collo di pelliccia da cui spunta il petto villoso dirige i quadri musicali che un tempo dovevano essere gli interventi del coro.
Il genio di Aristofane va a scadere in una comicità volgare, di basso registro. Non capisco come si possa riproporre per la seconda stagione di seguito una tale esasperazione di quella nuova frontiera del teatro italiano cui appartiene la regista milanese. A seguire, come in un immaginario dittico celebrativo del teatro delle origini, la Sinigaglia regalerà al pubblico milanese un altro pezzo del suo repertorio: Troiane. Povero Euripide.
(Silvia Neri)
Giudizio:*
PICCOLO TEATRO DI MILANO - TEATRO D’EUROPA
Donne in Parlamento da Aristofane
Traduzione di Laura Curino
Con (in ordine di locandina) Beatrice Schiros, Arianna Scommegna, Sandra Zoccolan, Maria Pilar Perez Aspa, Irene Serini, Stefano Orlandi, Fabio Chiesa, Mattia Fabris, Chiara Stoppa
Coro (allievi Master Class):
Caterina Carpio, Cristina Castigliola, Serena Cazzola, Mariamaddalena Gessi, Diana Manea, Dafne Niglio
Regia di Serena Sinigaglia
Scene: Maria Spazzi
Costumi: Federica Ponissi
Musiche: Carlo Boccadoro e Sandra Zoccolan
Luci: Claudio De Pace
Milano, Piccolo Teatro Studio
Dal 27 novembre al 9 dicembre 2007
In alto: foto di scena © Piccolo Teatro di Milano


