DIARIO SPORTIVO - Contraddizioni tutte italiane

Nella scorsa puntata si è parlato della politicizzazione moderna della rassegna sportiva tanto cara a De Coubertin. Le Olimpiadi di Pechino sono ormai un ricordo sbiadito, le Paralimpiadi sono anch’esse terminate, e già si sta pensando ai prossimi Giochi di Londra. Resteranno nella memoria di tutti gli appassionati le immagini spettacolari della bellissima e potente macchina organizzativa messa in piedi dal governo cinese. Peccato che non altrettanto si sia fatto in tema di diritti umani, dalla questione tibetana alla libertà di espressione, e via discorrendo. Ma in ogni caso, secondo il Presidente del Cio Jacques Rogge “Sono stati Giochi veramente eccezionali” (dichiarazione di chiusura delle Olimpiadi, Ndr). E se lo dice lui…
Rimanendo sul piano squisitamente agonistico, in questa puntata vogliamo un po’ parlare dell’erba di casa nostra, soffermandoci in particolare sugli atleti e sull’organizzazione “de noantri”. Tutti ricorderanno infatti le magnifiche performances dei vari Schwazer, Vezzali, Quintavalle, Pellegrini, solo per citarne alcuni, rispettivamente oro nella marcia, nella scherma, nello judo e nel nuoto. I più appassionati ricorderanno anche i medagliati meno prestigiosi, come i bronzi inattesi di Picardi nella boxe, o della Rigaudo nella marcia. Ma in generale, dei 28 medagliati nostrani, è più facile ricordare il bel volto sorridente del canoista portabandiera Antonio Rossi (che peraltro non è salito sul podio, Ndr), o il viso telegenico dello sciabolatore Aldo Montano… Chi si ricorderà fra un paio di mesi, ad esempio, della tiratrice Chiara Cainero (oro nello skeet), del taekwondoka Mauro Sarmiento (argento), della Guderzo (ciclismo), o del velista (non per caso) Diego Romero? Alzi la mano chi può garantirlo…
Il fatto è che il malcostume tutto italiano considera questi atleti come figli di sport minori, a differenza degli dei del calcio e dei motori. Ne consegue che praticamente ogni risorsa dedicata allo sport finisce nelle casse della Federazione Giuoco Calcio, con evidenti limiti di crescita dei vari movimenti. Non meravigliamoci allora se, a parte la Quintavalle, lo judo italiano ha fatto flop in quel di Pechino. E lo stesso dicasi per la ginnastica artistica, dove ci si affidava quasi solo alle caviglie doloranti di Vanessa Ferrari; e ancor di più dicasi per il canottaggio, dove pure avevamo grandi aspettative di medaglia. Possiamo dire tranquillamente, a parte qualche eccezione, che i risultati in classifica (28 medaglie e nono posto mondiale) sono figli di straordinari exploit dei singoli. Ma andando avanti di questo passo, come si collocherà il Belpaese nelle prossime edizioni olimpiche? E allora non meravigliamoci nemmeno se alcuni atleti, al loro ritorno in Italia, si sono buttati nel mondo della tv e dello spettacolo, o hanno intenzione di farlo. Come l’apparizione della judoka Quintavalle alla prima serata di “Miss Italia” (“che c’azzecca?” – direbbe Di Pietro, Ndr), o il pugile d’argento Clemente Russo, che in un intervista alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato di essere già “pronto per un reality”, sulle orme dello schermitore Aldo Montano.
Per la gioia di Simona Ventura!
(Massimo Gradia)
Foto in alto: Chiara Cainero © il tiro.com


