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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

SENZA MEMORIA

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Ci sono valigie pronte per partire; e valigie che servono per ritornare.

Una danza fatta di corpi e valigie: valigie-ricordi come mattoni a ricostruire una vita che vive e non lo sa.

Sisina Augusta, danzatrice, si avvale della danza –fa parlare il suo corpo-, per disegnare le linee di un percorso alla ricerca della memoria del padre, malato di Alzheimer, s/memorato, perciò; disancorato dalla vita.

Con la fisarmonica dal vivo di Walter Bagnato, che alza i toni dello struggimento sul fondo dell’accompagnamento musicale (la ricerca musicale è ad opera di Pierre Martinazzi), il movimento a due di Sisina Augusta e di Lorenzo Pagani, con l’aiuto in scena di Andrea Alessandri (che porta sposta e riporta le valigie a strutturare il percorso), è una reiterazione meccanica , quasi coatta, ma sempre dolorosa: un tentativo di far resuscitare l’alveo della memoria , la vitalità della vita.

Tentativo coraggioso, un abbozzo, un’opera incompiuta; un ritmo cerebrale rinchiuso in sé: che ci tiene distanti dalle emozioni possibili alla partecipazione; di non facile lettura..e perciò fruibile a metà.

L’ideazione e la coreografia di Sisina Augusta.

 

(Paola Raimondi)

 

 

Giudizio: * ½  

 

 

 

 

TEATRODANZA presenta:

Senza memoria

Ideazione e coreografia Sisina Augusta

 

Danzatori: Sisina Augusta e Lorenzo Pagani

Aiuto in scena: Andrea Alessandri

Fisarmonica dal vivo: Walter Bagnato

 Installazioni dinamiche : Alessandra Damato

Ricerca musicale: Pierre Martinazzi

Videomaker: Tiziana Cantarella

Riprese fotografiche e selezioni immagini a cura di Tamara Alderighi e Sisina Augusta        

 

Milano, Teatro Libero, via Savona 10

Dal 22 al 31 gennaio 2008

www.teatripossibili.it

 

 

In alto: foto di scena  © Ufficio Stampa Teatri Possibili


leggi i commenti

In risposta ai commenti sulla recensione di Senza Memoria


(da Paola Raimondi)

 

Con la mia risposta intendo chiarire quanto ho scritto nella mia recensione dello spettacolo “Senza memoria”.


Mi preme innanzitutto dire che ho avuto modo di avvicinare e di incontrare persone affette da Alzheimer: una zia di mio marito, a me molto cara; la madre di una mia amica alla quale ero affezionata: un contatto affettuoso e, per vie misteriose, di comunicazione reciproca.


 


(continua...)


Svelare la com/passione e la tenerezza da me provate nei momenti di vicinanza è dichiarare qui e ora e in maniera definitiva: l’assoluta mancanza da parte mia di qualsivoglia velleità a dare definizioni gratuite e inesatte di una malattia che neppure lontanamente mi arrogherei il diritto di conoscere dal punto di vista clinico.


Sono io a provare un senso di amarezza a riscontrare il fraintendimento delle mie parole, poiché l’insensibilità  è estranea alla mia natura.


 


(continua...)


E poi: lo spettacolo “…forse è fruibile a metà da chi con la mente cerca di ascoltare cose che vengono comunicate al cuore, a chi con il cervello chieda le ragioni dell’arte…”


Mia cara Elisa Dossi, le rimando la sua stessa domanda: “Chi è mai tanto saggio da poter proferire affermazioni tali?”


Dal momento che lei mi sta parlando come spettatrice, come può essere certa di conoscere le mie “ragioni del cuore”, ovverossia le mie modalità di approccio all’arte, alla vita?


Mi saluta con un “ciao”, ma non mi conosce affatto.


 


(continua...)


 


Un conto è dissentire da una recensione, un conto è affermare che nelle mie parole:”…pesa un giudizio su chi si trova nella condizione di vivere questa malattia…”: trovo  una certa arroganza in QUESTE parole!


“s/smemorato…disancorato dalla vita…una vita che vive e non lo sa…” sono espressioni metaforiche da me utilizzate con un registro di scrittura che nasce dallo spazio interiore…e non da”mera ragione  fredda e calcolatrice”.


E’ ragione che calcola a freddo il peso specifico delle parole o fa, come si suol dire “di ogni erba un fascio”,oserei dire, la sua.


Vale a dire: si ferma al senso letterale , senza tenere il minimo conto del contesto in cui sono inserite; e senza concedere il beneficio del dubbio!


 


(continua...)



Ho scritto una recensione ( e neanche poi una stroncatura) : ho espresso la mia verità, ciò che ho vissuto come redattrice di una testata ; e come spettatrice.


Ritengo – e chiedo – mi sia concesso di esprimere le mie percezioni, che, del resto, non pretendo siano inappellabili giudizi; ma risultato –come credevo ovvio – di libertà.


Tanto di cappello alle sue.


E, se i risultati risultano diversi, ben venga la diversità!


P. S. : mai espressi dubbi sulle capacità professionali e sulla preparazione di Sisina Augusta, alla quale auguro tanto successo.


 


Paola Raimondi


Solo a una mera ragione fredda e calcolatrice Senza Memoria può sembrare un “tentativo”, un “abbozzo”...ma anche qui avrei delle riserve.

Se poi con il commento volevi dire che lo spettacolo non ti è piaciuto, si potevano forse trovare altri argomenti, più consistenti e oggettivi. Insomma, leggendo le tue righe mi sembrava si parlasse di uno spettacolo diverso da quello a cui ho assistito…




So bene che il blog è moderato e che questo commento è "scomodo"...ma la sua pubblicazione, dato che non si tratta di alcunchè di offensivo ma di un semplice punto di vista, sarebbe indice della capacità di mettersi in discussione e dell'intelligenza di chi scrive. Sono disponibile a qualsiasi chiarimento.  Elisa Dossi
Ancora, leggo parole come “reiterazione meccanica, quasi coatta”. Se ci sono in Senza Memoria dei movimenti ripetuti erano forse da collegarsi alla malattia, ai gesti che chi ne soffre è portato a replicare. Dei danzatori credo si possa dire tutto, fuorché che sono meccanici o forzati. Anzi, uno degli aspetti che più può colpire il pubblico è la naturalezza di ogni loro azione.Altra cosa, quel “sempre dolorosa” e lo “struggimento” con cui l’intero spettacolo viene da te definito: credo che qui si tradisca con un commento l’intero significato dell’opera di Sisina Augusta e della compagnia. Ritengo che, nonostante la serietà e la drammaticità della materia portata in scena, Senza Memoria lasci dentro una grande serenità. Che trasmetta, proprio grazie al fatto di transitare la soglia del dolore, anche la visione della speranza e delle possibilità che si dischiudono oltre tale soglia. Non per niente, tra le parole con cui lo si presentava, c’era anche una frase molto forte che diceva: Non fermiamoci su un ricordo doloroso
Usiamo questa memoria per costruire
Usiamo questo dolore per aiutare
Usiamo questo ricordo perché non accada più

Ciao Paola, anch’io come te ho visto lo spettacolo, anch’io come te ero lì anche per farne una recensione. Non voglio però che sia ora la giornalista a parlarti, ma la spettatrice: una persona qualunque che ha assistito a Senza Memoria. Emozionandosi. Già, emozionandosi e proprio perciò cogliendo forse almeno in parte il senso di quanto si svolgeva sul palco: perché credo che questo non ti sia riuscito del tutto, leggendo il tuo commento. L’arte ha su ciascuno di noi effetti anche soggettivi e sui dettagli si può discutere, ma ci sono valutazioni per cui vale sempre l’affermazione “il diritto è diritto e il rovescio è rovescio”. Voglio essere molto chiara e precisa, perciò ti spiegherò punto per punto cosa intendo - senza la pretesa di essere maestra di nessuno: solo, mi sembra giusto confessarti le serie perplessità di contenuto che suscita in me il tuo pezzo -. Prima di tutto il tema: l’Alzheimer. Definire “smemorato” o “disancorato dalla vita” chi ne è colpito, parlare di “una vita che vive e non lo sa” mi sembra poco cortese e suona arrogante: qui pesa un giudizio su chi si trova nella condizione di vivere questa malattia. Esistono davvero persone che siano più consapevoli o maggiormente ancorati alla vita di chiunque altro? E chi mai è tanto saggio da poter proferire affermazioni in tal senso?

...mando il commento a pezzi perchè non ci sta per intero...


Proseguo leggendoti: “un ritmo cerebrale rinchiuso in sé: che ci tiene distanti dalle emozioni possibili alla partecipazione”. Forse ti è sfuggita la luce che brillava negli occhi di chi danzava; forse la commozione e il coinvolgimento che segnalavano quanto ciò che su quel palco andava prendendo forma fosse vissuto; ad ogni modo, la gente attorno a me sospirava nel buio…non credo fossero sospiri dovuti ai troppi pensieri causati “dal ritmo cerebrale”, forse c’erano anche emozioni… Concludi con: “Tentativo coraggioso, un abbozzo, un’opera incompiuta (…) di non facile lettura..e perciò fruibile a metà”. Forse è fruibile a metà a chi con la mente cerca di ascoltare cose che vengono comunicate al cuore, a chi con il cervello chieda le ragioni dell’arte, dimenticando quanto essa, seppur razionale, celi al suo fondo quel “non so che” che ne costituisce la magia. Certo, se è questo che intendevi, alla sola mente qualsiasi arte non è di facile lettura.

Volevo riportare in un secondo post la mia impressione dello spettacolo, ma lo spazio è insufficiente. comunque si può trovare sul forum di teatri possibili (www.teatripossibili.it), argomento Senza Memoria.



Dott.ssa Sonia Mele, dip. di Sienze Neurologiche e della Visione, sez.
fisiologia, Università di Verona


 


quando ho letto questa "critica" ho fatto fatica a ricondurla allo spettacolo Senza Memoria che ho visto. ho riletto più volte le singole parole e l'unica sensazione che hanno suscitato è quella di perplessità. Posso capire che lo spettacolo non possa piacere a tutti o meglio, non possa arrivare a tutti. Ciò che non capisco però è come si possa usare termini come "tentativo", "abbozzo", "opera incompiuta" per definire uno spettacolo di un' artista della portata di Sisina Augusta non certo alle sue prime armi. Come psicologa ho provato un senso di amarezza e delusione nel leggere le parole utilizzate per definire un paziente affetto di Alzheimer. "smemorato" è vero che letteralmente vuol dire "senza memoria", ma nel linguaggio comune ha tutto un altro significato. Mi rendo conto che l'informazione relativa alla malattia sia ancora deficitaria. Eppure quando si scrive una critica si cerca almeno di apprendere le informazioni carenti.

Dott.ssa Sonia Mele, dip. di Sienze Neurologiche e della Visione, sez. fisiologia, Università di Verona
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