AMERICAN GANGSTER

L’eterna sfida tra male e bene, rispettivamente Frank Lucas-Washington e Richie Roberts-Crowe, l’uno uomo d’affari, sporchi, responsabile dell’importazione e della distribuzione della droga dal sud-est asiatico e l’altro prima poliziotto della narcotici e successivamente procuratore distrettuale, e infine avvocato. Due morali a confronto, nel bene quanto nel male, osservati attraverso la sapiente regia, qui ai massimi storici, del maestro Ridley Scott.
Una storia fondata sulle psicologie dei personaggi, oltre che su un solido e ineccepibile impianto narrativo in cui nulla viene lasciato al caso, che non si limita a raccontare uno scontro epico, ma che offre anche uno spaccato di storia americana, non sempre tra le più edificanti. Le trovate si susseguono in uno svolgimento sincopato, a metà strada tra il Freidkin de “Il braccio violento della legge” e lo Scorsese di “Quei bravi ragazzi”, e assolutamente lontano dalla favolistica blackspoitation anni ’70, tanto cara a Quentin Tarantino. Benché tratto da una storia vera, con i veri Lucas e Roberts ancora vivi e vegeti, gli stereotipi dei poliziotti e dei gangster ci sono tutti, dettaglio che una volta tanto arricchisce, e non banalizza, la storia. La banalità ragionieristica del maligno, e l’onestà, talvolta anche piuttosto caotica, ambigua e fedifraga, del bene alla fine in un modo o nell’altro vengono a patti tra loro. Così come non c’è mai limite al peggio, rappresentato dai poliziotti corrotti, il finale è certo carico di speranza ma anche sporcato da una punta di realistico retrogusto amaro che non guasta.
Da archivio la scena di produzione, distribuzione e consumo dell’eroina nel ghetto sulle note di “Hold on, I’m comin’” nella storica interpretazione di Sam & Dave (che furono i modelli di Belushi-Ackroid in “The Blues Brothers”, ndr).
Eccellente fino all’ultima nota la colonna sonora.
(Alex Miozzi)
American Gangster di Ridley Scott, Usa 2008, col.
Con Denzel Washington, Russel Crowe


