PUNTOELINEA BLOG STORY

2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

CHE TRAGEDIA!

 colline_torinesi_che_tragedia_600.

 

 

Quattro lenzuoli bianchi, sudari di corpi anonimi uniti da un destino di morte, aprono la scena con una scomoda e appestata atmosfera da obitorio. L’immagine è di una semplicità istantanea: la mente corre a pensieri di morte provocata e seriale, a dolore che impregna corpi e luoghi, a guerra, a distruzione, a disperazione. Un urlo strappa le sagome anonime trasformandole in corpi e menti dinamici, e quattro  combattenti compagni d’armi prendono vita per riferirci racconti di guerra e vendetta e incarnare le declinazione del dolore che questa provoca. La tenacia e l’orgoglio dell’unico essere sopravvissuto ai suoi cari che sopporta la vergogna e il peso dei vincitori, un uomo roso dal senso della vendetta al punto di impazzire e sdoppiarsi nell’insensatezza da lui tacciata, il tergiversare di un uomo qualunque alle prese con un’acqua antica e terrosa, giallastra e sporca come il dubbio, e infine una grande corsa a perdifiato per fuggire la disgrazia mostruosa capitata ad un altro. Questi sono solo alcuni dei momenti toccati, e poco importa se si intraveda un’infelice Cassandra, un Penteo impazzito o un Ippolito moribondo. Identificare da dove sono tratte le porzioni di testo raccontate, aiuta solo parzialmente ad orientarsi nell’intricato mondo che viene costruito dalla successione di voci registrate, suoni, momenti corali e intensi interventi singoli.

Le parole non sono solo veicolo di senso, ma suono, musica, ritmo e rigore che rimbalza tra il coro dei quattro uomini scaturendo come da una stessa bocca che intona variazioni cantate. La scena muta continuamente al variare della disposizione di corpi e oggetti che seguono il movimento preciso e scarno di chi la muove. Ciò che si coglie sono intuizioni, frasi, sensazioni, immagini, stralci di storie dolorose raccontate e vissute che riecheggiano dentro di noi come ricordi rispolverati.

La capacità degli attori e la complessa struttura in cui si incastonano tutti gli elementi lascia trasparire un grande lavoro di sperimentazione rigorosa.

La novità assoluta è senza dubbio la scelta filologica dei testi.

La tragedia greca, intendendo con questa i testi drammatici pervenutici e le poche nozioni di una sua possibile strutturazione, è il punto di origine fondamentale al quale spesso in teatro si fa riferimento. Consapevoli che ogni sua ripresa è sempre in qualche forma una demistificazione, la nostra cultura teatrale ha spesso riproposto le parti della tragedia greca che riteneva più ‘moderne’, più vicine ad una supposta sensibilità attuale: le storie, riadattate o semplicemente riproposte. Così facendo sono stati volutamente tralasciati alcuni aspetti. Ad esempio il fatto che la tragedia greca gronda sangue e narra di orrori terribili, commessi e riportati, con una ferocia e una minuzia linguistica prorompente. 

Pertanto qui la situazione è ribaltata: il lavoro non si centra sulla storia, ma sul dolore e il filo rosso è la convinzione di una continuità della condizione umana che va ben al di là di ciò che definiamo ‘attuale’ per sfociare nel ‘connaturato’. È un’ipotesi solitaria, complessa e coraggiosa così come tutto lo spettacolo.

La regia è rigorosa e crea delle immagini di una sorprendente estetica, gli attori sono una potenza fisica e vocale che lascia intravedere le possibilità infinte di un coro. Il testo è tortuoso, se ne colgono stralci energici ma parziali e questo fa sì che lo spettacolo risulti complesso, non immediato anche se profondamente potente. Senza dubbio uno spettacolo coraggioso!

 

(Cristina Geninazzi)

 

 

Giudizio: ***

 

 

 

 

FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

 

PRODUZIONE TEATRO STABILE DELLA CALABRIA
in collaborazione CON FESTIVAL DELLA MAGNA GRECIA

 

Che tragedia!

Progetto Lorenzo Glejieses e Egumteatro
Traduzione testi greci di Edoardo Sanguineti

Con Lorenzo Gleijeses, Andrea Capaldi, Armando Iovino, Davide Pini Carenzi

Regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti

Scene e costumi: Rita Bucchi
Suono: Otto Rankerlott

 

Torino, Teatro Gobetti, via Rossini 8

venerdì 20 - sabato 21 giugno 2008
www.festivaldellecolline.it

 

 

 

In alto: foto di scena  © Diego Beltramo

 

 


inserisci un commento
Nome(*)
Email(*)
Url:
Ricordati di me:

Scrivi nella finestrella le lettere e numeri che vedi nell'immagine