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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

CANOVA ALLA CORTE DEGLI ZAR

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Il Comune di Milano, in collaborazione con il prestigioso museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, ospita nelle sale più belle e suggestive di Palazzo Reale una straordinaria esposizione di trentasei opere d’epoca neoclassica, tra cui spiccano sette capolavori assoluti di Antonio Canova.

L’atmosfera del primo Ottocento e del raffinato gusto degli zar si percepiscono già dall’ingresso nella prima sala espositiva: ad accoglierci tre teste ideali, nate dallo studio del dialettico confronto tra concezione delle forme classiche e natura, ma soprattutto, adagiata su di una piattaforma girevole che ci permette di godere appieno della sua intrinseca dinamicità, ci attende la celebre Danzatrice canoviana col suo atteggiamento regale, l’anatomia perfetta delle membra, la modellazione stupefacente della veste. Seguono nella sala successiva altri capolavori di illustri contemporanei del Canova, tra cui due opere di assoluto rilievo del Finelli: la sensuale Venere che nasce da una conchiglia e l’inedito gruppo scultoreo delle Ore danzanti. La mostra prosegue con spazi espositivi dedicati al Gusto dell’antico ed al tema mitologico delle Metamorfosi di Amore. Notevoli le Allegorie delle stagioni del Cibey, la materna e giunonica Flora dell’Albacini, la Psiche con urna e la soave Ninfa cacciatrice di Wolff. Ma l’attenzione del visitatore è catturata da un corpo nudo di giovinetto con frecce e faretra: niente meno che il celebre Amorino alato del Canova. La sala dedicata alla rappresentazione della bellezza adolescenziale ci propone il Ganimede di Thorvaldsen - ricerca artistica dell’unione tra l’anima e la divinità - ed un delizioso Bacchino Pescatore di Duprè. Sul finire del percorso espositivo, un’ampia sala è dedicata al magnifico gruppo delle Tre Grazie, capolavoro assoluto del Canova. Emblema di una sensibilità moderna, sfuggente ed indefinibile, le tre grazie rappresentano il punto massimo del genio canoviano. Straordinaria la qualità dei particolari nell’impalpabile trasparenza delle vesti, nel dinamismo del loro eterno abbraccio. In quest’opera tutto è sfumato, assolutamente poetico; un virgineo velo scherma il prepotente dispiegarsi di una bellezza nuova, non più ideale ma volubile e carnale. L’ultima sala è dedicata infine al Bello Morale: l’Allegoria della Fiducia in Dio del Bartolini esprime tutto il pathos e la tensione spirituale che animavano l’artista, tuttavia la vera punta di diamante è la Maddalena Penitente del Canova. Inginocchiata in maniera scomposta, abbandonata con i palmi rivolti al cielo, i capelli drammaticamente sciolti che avvolgono la schiena, il capo mollemente reclinato lateralmente, Maddalena incarna l’eccezionale tensione morale e l’intensità trascendentale dell’arte che si fa preghiera.

L’olimpica serenità delle figure a metà strada tra umano e divino, la luminosità surreale dei marmi, infondono nello spettatore la consapevolezza di una dimensione d’arte e di vita che trascende l’umano. Il genio di Canova rivive nelle emozioni che, ancora nel terzo millennio, si rinnovano nelle sue opere immortali.

 

(Silvia Neri)

 

 

Canova alla corte degli zar

Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo

Dal 23 febbraio al 2 giugno 2008

Catalogo Motta Editore

 

www.mostracanova.com

 

 

 

 

 

In alto: Antonio Canova, autoritratto  © Gipsoteca Canoviana di Possagno

 

 

 


 

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