AMLETO

Una scenografia nuda, scarna, scarsamente illuminata: sul palco soltanto una pedana in legno inclinata, franata nel mezzo. Una sedia e pochi sacchi di tela grezza sono gli unici arredi. Al centro una donna minuta vestita di stelle, che tuttavia buca l’oscurità della scena e la inonda con la sua fulgida verve.
L’Amleto di Lella Costa è una gustosa indagine che va oltre e passa attraverso la tragedia shakespearina per entrare nella biografia dell’autore, nella storia del teatro inglese a cavallo tra l’epoca elisabettiana e l’avvento di Giacomo Stuart, nella complessità delle psicologie che si intrecciano nel testo. Niente attori in calzamaglia e gorgiere svolazzanti, niente scintillar di spade e teschi tra le mani. Lella Costa gestisce da sola più di due ore di monologo con brio e piena maturità artistica. Passa da un personaggio all’altro con la maestria di un trasformista. Notevole e ricca di sfumature la galleria di personaggi che porta sulla scena, ognuno ben riconoscibile, dotato di movenze e peculiarità umane caratterizzanti: un Laerte versione bullo palestrato (“sì, si chiamava proprio come il figlio di Adriano Pappalardo”); un Polonio pettegolo e voyeur; un’Ofelia mite e remissiva al confine con la più cieca idiozia; una regina Gertrude svenevole e aristocraticamente snob; un Orazio che “non solo era un amico leale, ma era anche simpatico, intelligente, bello e sveglio… probabilmente gay”; un attempato re Claudio che “si aiuta” con qualche pillola di Viagra; un Amleto moderno dandy depresso, bello e dannato, che si trascina pallido e meditabondo scorrendo tra le dita le pagine dei suoi libri di filosofia. Un concentrato di umorismo femminile e pragmatico, esilarante senza ombra di volgarità, permeato da una raffinata intelligenza e da un’assoluta padronanza di sé sulla scena. La riflessione parte dal testo di Amleto per allargarsi alla più vasta dimensione del vivere, un’indagine senza spazio e senza tempo nel mistero dell’umanità (“Essere o non essere? Questo è il problema”). L’amore, l’amicizia, la vita, la morte, il sangue, il potere, l’insensata crudeltà della guerra. Non mancano altresì gli accenni, più o meno politically correct, all’attualità e al Bel Paese. Oltre all’indiscutibile talento di Lella Costa, innegabile pregio della pièce è la chiarezza, la limpidezza nella trattazione di tematiche profonde e impegnate a cavallo tra la psicanalisi e l’impegno sociale. Ne risulta uno spettacolo davvero per tutti, spassoso ed incalzante, leggibile ed intellegibile a prescindere dall’età e dalla cultura. Ad impreziosire il tutto intervengono, last but not least, le ottime scelte musicali di Stefano Bollani. Lella Costa con Amleto riconferma un talento eccezionale, coltivato nel tempo con lo studio e l’esperienza, accostato ad una preziosa grazia femminile.
(Silvia Neri)
Giudizio: ***
IRMA Spettacoli
In collaborazione con TEATRIDITHALIA
Amleto da William Shakespeare
Uno spettacolo di Lella Costa, Giorgio Gallione, Massimo Cirri
Con Lella Costa, regia di Giorgio Gallione
Musiche: Stefano Bollani
Costumi: Antonio Marras
Scene: Guido Fiorato
Milano, Teatro Carcano
Dal 16 al 21 dicembre 2008
In alto: Lella Costa © Teatro Carcano Milano


