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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

AFTERVILLE - The Underground Exhibition

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In occasione del XXIII Congresso degli Architetti UIA, questo videoallestimento sulle banchine di transito di 10 stazioni lungo la linea metropolitana 1 di Torino, con partenza dal capolinea di Porta Nuova, per raccontare attraverso altrettanti loop una città del futuro immaginata sulle esperienze del secolo scorso. Più che un progetto urbano possibile, una provocazione, un monito su ciò che già ci condiziona nella quotidianità, che in parte abbiamo storicamente affrontato o che possiamo ancora rischiare di vivere in un futuro “rivisitato” dalle suggestioni della fantascienza.

 

 

Totalville (Fermata Re Umberto)

 

Totalville è l’espressione di una società rigida e perfetta, la metropoli della propaganda frutto di una lettura circostanziale del razionalismo, costruttivismo, futurismo. I suoi palazzi e le sue piazze si contraddistinguono per una ripetizione ossessiva degli elementi, la presenza di elementi di culto della personalità, la persistenza cromatica di rosso e nero. Il Novecento ha visto architetti come Albert Speer in Germania, Piacentini e Terragni in Italia, gli stilisti “imperiali” nell’esperienza sovietica, affiancare i rispettivi regimi nazista, fascista e stalinista nell’edificazione di una dimensione urbana quale espressione del totalitarismo come nei peggiori incubi orwelliani.

 

 

Betterville (Fermata Vinzaglio)

 

Nata dalle ceneri di Totalville, questa colorata realtà urbanistica dalle cime di grattacieli slanciate verso il cielo fonda le proprie radici su principi di democrazia scientifica. Il suo presidente ideale potrebbe essere John Fitzgerald Kennedy, considerato il programma di corsa allo spazio e la spinta propulsiva verso orizzonti di innovazione. Tracce di Betterville si trovano nell’opera di architetti quali Oscar Niemeyer e Frank Lloyd Wright, ma anche in esperimenti come la disneyana Epcot, a Orlando, in Florida, o nei comics di Flash Gordon e Buck Rodgers.

 

 

Joyville (Fermata XVIII Dicembre)

 

La città di Joyville proviene dallo spazio. Sorpassato l’ottimismo dogmatico di Betterville si accede ad una città che ha fatto del superamento di ogni barriera il suo credo. Oltre alle frontiere fisiche e spazio-temporali la vera sfida e quella di spingersi al di là dell’esperienza quotidiana per esplorare nuovi mondi all’interno di se stessi. L’acido lisergico (LSD) è il compagno per questo viaggio che porta a scardinare le leggi ufficiali con una critica che diviene ribellione e addirittura anarchia: l’anarchia lisergica. Questa città libera e ricca di fermento fa della bellezza del (radical) design un mezzo di critica sociale. Tutto qui è bello perché vivo: l’optical art e l’architettura organica ne sono il segno tangibile.

 

 

Netville (Fermata Principi d’Acaja)

 

A seguito di Joyville, Netville è la scansione di una città dove tutto è possibile: una metropoli di processori, del web nella sua evoluzione estrema. Sia nella semplicità come nel caos apparente, tutto è regolato da rigide regole matematiche. In definitiva, è il risultato di una urbanità tracciata da un’infinita gabbia informatica, programmata da alcuni architetti nel reale partendo dall’esperienza virtuale.

 

 

Tradeville (Fermata Bernini)

 

Si tratta di un colossale agglomerato urbano con alla base un capitalismo di tipo estetico, gestito da multinazionali. Gli edifici enormi di vetro e cemento, con riferimenti alle opere di Renzo Piano e Norman Foster, sono non-luoghi in cui l’individualismo indirizza il cittadino-consumatore ad usufruire di gadget tecnologici. Dalle parti di pellicole come “Minority Report” e “Io, Robot”, ogni elemento, umano e non, viene pianificato da leggi di mercato per cui tutto è merce.

 

 

Fadeville (Fermata Racconigi)

 

Fadeville è una città che tenta di sopravvivere a se stessa, ricomponendosi fino ad espandersi all’infinito. Qui non esiste un architettura di riferimento, l’edilizia senza regole crea agglomerati di complessi grigi e anonimi che si ripetono senza tregua. È la città della cleptocrazia suburbana: un’unica immensa periferia dalle dimensioni sterminate dove brandelli di controllo sono contesi tra gangs rivali. I paesaggi sono piatti, la vita delle persone allo sbando, detenuta dalla disoccupazione, dalle malattie mentali e dall’inquinamento. Nessuno potere, nessuno controllo.

 

 

Hyperville (Fermata Rivoli)

 

Una metropoli stratificata su se stessa, governata da un’oligarchia espressione della plutocrazia, il frutto di una narrazione che ha suggerito movie come Quinto elemento, Ghost in the Shell, Akira, Blade Runner… In definitiva, con i suoi palazzi ciclopici dal sapore lovecraftiano, è una macchina che si alimenta da sola ed è votata all’autodistruzione, il ritratto di un impero fatiscente stratificato in classi alla fine dei suoi giorni.

 

 

I-Ville (Fermata Massaua)

 

In questa fantastica e luminosa città la libertà d’espressione non è vietata, semplicemente non esiste! La possibilità di scelta è resa superflua dal fatto di vivere nella migliore società che si possa desiderare, dove c’è un unico marchio: il migliore! I-Ville è la città monobrand, dominata dal bianco come espressione e sintesi di tutti i colori possibili. In questa oligarchia minimale tutto è essenziale e funzionale. I cittadini vivono in caverne asettiche e la musica di riferimento è la minimal techno. Qui è la tecnologia che si adatta all’uomo - non viceversa-, in un processo di avvicinamento e simbiosi che rende sempre più uguali gli uomini e le donne,  gli esseri umani e i robot.

 

 

Postville (Fermata Marche)

 

Tecnicamente non si tratta di una città, ma di un agglomerato tribale in cui scienza e tecnologia sono state dimenticate. Se da una parte l’uomo e l’ambiente, dopo la vendetta di quest’ultimo, si sono riavvicinati, dall’altra, data la scarsità di risorse, al suo interno la società è ritornata a essere molto violenta. Come nella saga di “Mad Max” o sul Tatooine starwarsiano, coesistono un mix di materiali naturali con i resti di un passato di progresso.

 

 

Shipville (Fermata Paradiso)

 

Ciò che resta dell’umanità si è raccolta all’interno di vascelli spaziali intese come comunità chiuse autosufficienti ad altissimo livello tecnologico. Le Courbusier detta legge in queste ergonomiche astronavi di sopravvissuti, rette da militari liberamente ispirati a “Star Trek”, alla ricerca di un nuovo mondo abitabile.

 

 

Terminato questo affascinante quanto inquietante percorso, emerge quasi d’istinto l’esigenza di un altro allestimento di proposta: un progetto sulla possibilità di uno sviluppo urbano, che coniughi una tecnologia “amica” con uno sviluppo compatibile e sostenibile per l’uomo e il suo habitat naturale.

A tutti gli architetti del mondo, auguriamo buon lavoro.

 

 

(Claudio Elli, Cristina Geninazzi, Alex Miozzi)

 

 

 

 

Afterville – The Underground Exhibition

In occasione del XXIII Congresso degli Architetti UIA

Torino, fermate linea 1 della metropolitana

Dal 29 giugno al 25 luglio 2008

www.afterville.com

 

 

 

 

 

 

 

Foto in alto  © Studio De Angelis

 

 

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