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2005-2009/CINQUE ANNI DI CULTURA E SPETTACOLO

ADDIO A PAUL NEWMAN

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Da tempo malato, il 27 settembre è stata comunicata la scomparsa dell’attore Paul Newman. Qualcuno si potrebbe chiedere il perché di un necrologio proprio soltanto su di lui, quando, tutto sommato, molti attori della sua generazione, e in alcuni casi anche più giovani, vengono a mancare. Non si tratta solo di quello che è stato definito l’uomo ideale per almeno tre generazioni di spettatrici di tutto il mondo, gli occhi blu più carismatici del mondo, persino più celebri dell’Old Blue Eyes per eccellenza, ovvero Frank Sinatra. Questo senza contare l’ammirazione maschile per la classe e la verve ironica che questo attore statunitense ha portato sugli schermi nella stragrande maggioranza delle pellicole in cui ha partecipato. L’attenzione va sulla sua bravura, sintetizzabile in quella capacità di passare dalla commedia al dramma, fino alla spy-story, ma non è esattamente questo il punto in questione.

Se ne deve parlare, e se ne parlerà, perché Paul Newman, insieme a Marlon Brando, è stato tra i primi attori della nuova Hollywood, scoperti per le loro capacità, oltre che per una certa avvenenza, e rivelatisi poi dei portabandiera di lotte sociali e civili. Per sua fortuna, dovuta al quando è diventato famoso, con “Lassù qualcuno mi ama” (la storia del pugile Rocky Graziano, ndr) gli sono state risparmiate le forche che, per esempio, hanno subito Kirk Douglas e Burt Lancaster, entrambi accusati di attività antiamericane e filocomunismo dalla Commissione McCarthy nel periodo peggiore che la cultura americana, nel suo insieme, abbia passato, almeno finora.

Uno scotto che tuttavia Newman ha pagato ricevendo il celebre Oscar solo nell’87, con “Il colore dei soldi”, lavorando insieme a un giovane Tom Cruise. Da “La gatta sul tetto che scotta” a “Lo spaccone”, e attraversando tutta una carriera di tutto rispetto, con film come “Butch Cassidy e Sundance Kid” e “La Stangata” (questi ultimi insieme a un altro impegnato, Robert Redford, ndr), le sue scelte professionali, escludendo qualche colpo di scarto come il dimenticabile “Inferno di cristallo” o il particolare “Quintet” (in compagnia del Gasmann nazionale), sono state di ottimo livello. Vorrei ricordare tre pellicole che lo hanno visto protagonista e che, personalmente, ritengo essere dei piccoli capolavori, rispettivamente “Bronx, 41° distretto di polizia”, “Diritto di cronaca” e “Il verdetto”. Le tematiche affrontate in questi film, rispettivamente quella del poliziotto onesto in lotta contro un sistema ottuso e corrotto, l’accanirsi della stampa contro un privato cittadino, e l’esercizio della giustizia, da parte di un legale alcolizzato, contro le malefatte di un ospedale, anticipano di oltre una ventina d’anni il cinema impegnato di “Erin Brokovich”, “The Insider” e “Michael Clayton”.

Circa il Paul Newman uomo, ci limitiamo a ricordarlo come un benefattore, e benché la stampa non necessariamente scandalistica ci abbia sempre fornito abbondanti dettagli, tragici ma anche lieti, sulla sua vita preferiamo non aggiungere nulla.

Di lui preferiamo ricordare il sorriso sornione e la battuta pronta per ogni occasione.

 

(Alex Miozzi)

 

 

 

Foto in alto: Paul Newman  © Spiderpig

 

 


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